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I sacrifici li pagano sempre gli stessi: 1977-2012

Doveva essere un 1° maggio tranquillo e piovoso, ma a Torino è tornato un vento nuovo e vecchio nello stesso tempo.

Torino non vive una situazione serena, i lavoratori Fiat in attesa di capire se la loro fabbrica chiude, come è probabile e tanti altri lavoratori nella medesima situazione, adesso si è messo pure il Comune, in difficoltà, che non riesce più a coprire i costi delle scuole primarie e vuole assegnare ai privati una parte di questa attività. Ci sono anche i lavoratori della formazione professionale senza prospettive.

E c'è il problema dei giovani senza lavoro e in Piemonte vi è il problema della TAV in Valsusa, contestata dagli abitanti, ma portata avanti da tutto il PD del Piemonte.

Una miscela esplosiva: il sindaco Fassino, eletto al 1° maggio un anno fa è stato contestato da giovani all'inizio del corteo, fischiato sonoramente dai docenti, dipendenti comunali, durante il comizio.

Contestazione sindaco Fassino

Il “servizio d'ordine” del PD alla fine della giornata ha dovuto abbandonare la piazza del comizio, contestato da giovani.

Contestazione Piazza San Carlo

Una parte di lavoratori è andato a contestare il sindaco al Municipio.

La "conquista del Palazzo comunale"

Vi sono stati, in tutti questi frangenti, scontri, feriti e fermati dalla Polizia.

Attacco della Polizia in via Po

Qui finiscono i fatti e arrivano le riflessioni.

Sembra di essere tornati al 1977, quando da una parte vi erano i giovani che contestavano la politica dei “sacrifici” propugnata dall'allora PCI e i giovani venivano etichettati come “nemici”, ancora prima che una parte facesse la scelta della “lotta armata”.

Allora anche il sindacato si schierò dalla parte dello Stato e contro i movimenti giovanili e si ricorda la cacciata di Lama, segretario CGIL, dall'università di Roma, che doveva essere “normalizzata”, perché non accettava e non capiva quella generazione.

Anche adesso il partito PD, erede del partito di allora, si trova ad appoggiare un Governo che attacca i diritti dei lavoratori, ha finito l'ennesima “riforma delle pensioni”, ha aumentato le tasse e non si vedono prospettive.

L'allora PCI voleva un accordo con la DC di allora, partito maggioritario in Italia.

Adesso è al governo con il PDL, partito del miliardario Berlusconi, che in 10 anni ha smantellato diritti dei lavoratori ed economia.

I dirigenti del PD sono i giovani del PCI di allora.

Di fronte a una crisi drammatica, senza vie d'uscita, continuano imperterriti a propugnare le stesse idee di 35 anni fa, sacrifici in attesa di non si sa che cosa.

Per anni hanno accettato il credo che occorre accettare i mercati e le esigenze delle aziende, una politica suicida, che ha portato precarietà, disoccupazione, riduzione dei diritti.

Si rivolgeranno allo Stato, come è successo nel 1977?

E i giovani che strade prenderanno?

Perché a Torino ci sono sempre incidenti?

Ultima carica della giornata

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