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 RIFIUTARE GLI ORDINI ASSURDI

Questo è il terzo caso di rifiuto di subire l'imposizione dei test Invalsi.

Il docente insegna alla D.D. Bandiera di Parma, sildenafil  anche lui come Flavio Mastracchia ha subito la sanzione, cosidetta, "ammonimento scritto", che è un richiamo ai propri doveri.

Ecco la sua lettera a difesa

Lettera al mio Dirigente Scolastico- di Giordano Mancastroppa

Stimato Dirigente,

sono giorni e giorni che leggo, scrivo, analizzando leggi, provvedimenti, note ministeriali; confrontandomi e scoprendo colleghi in tutt’Italia, interessanti e motivati a cercare.

Il tutto per rispondere ad una Sua nota disciplinare.

Per dimostrarne l’infondatezza, per me e per altri docenti nella mia situazione.

Ho opposto rifiuto all'ordine di servizio da Lei impartito, relativo alla tabulazione delle Prove Invalsi, per rispetto alla dignità docente, alla libertà d’insegnamento sancita dalla Costituzione e per la ferma volontà di contribuire al superamento delle prassi attualmente vigenti, in linea con quanto espresso da migliaia di docenti, genitori ed alunni in tutt’Italia e rappresentati nella documentazione allegata.

L’obiezione di coscienza alle leggi considerate ingiuste (e comunque nel caso in esame sottoposte a contrapposte interpretazioni giuridiche), da Socrate a Don Milani, vuole porre in evidenza le contraddizioni ed aiutare la crescita comune, verso leggi più giuste.

Non mi sentirei a posto con i miei alunni, con le loro famiglie se, per paura di “supposti obblighi” (tutti da dimostrare), mi adattassi pratiche che non sono al servizio della scuola e dell’apprendimento, dell’educazione, ma a forme di “pseudo-tecnicismo” scolastico, meritocrazia scopiazzata altrove.

Non so quale sia la Sua idea di scuola. Io ho cominciato a costruire la mia frequentando le maestre del tempo pieno della Martiri di Cefalonia, quelle che hanno avviato l’esperienza a Parma. Maria Munarini mi ha accompagnato per anni, in questo viaggio, che non finisce mai.

Erano tempi in cui raddoppiare le insegnanti, fare classi con 14-16 alunni era considerato una cosa giusta, per aiutare il cammino dei bambini. Non era considerato uno spreco.

Le compresenze erano una ricchezza, non un privilegio da difendere.

La multidisciplinarietà non una parola altisonante, ma una realtà quotidiana, perché il sapere si costruisce dalle domande della vita.

Le farfalle possono essere uno spunto per il movimento, metafore della vita, nucleo poetico evocativo, elementi simmetrici complessi, occasione di riflessione ecologica: tutto insieme, così come apprende un bambino.

Le regalo il video dello spettacolo della classe 2C, “Quasi farfalle”, che dice qualcosa di tutto questo.

Lei mi dirà che valutazione le restituiscono di tutto questo le Prove INVALSI, quale media assegnano, quanto siamo più alti o più bassi della media regionale, provinciale, del livello socio-economico a noi corrispondente.

Mi dirà che media INVALSI abbiamo ottenuto in matematica e in lingua italiana, mentre E., B., V. continueranno ad avere enormi difficoltà nel codice linguistico, ed io e la mia collega dobbiamo cercare volontari per seguirli nei compiti, a casa, per fare ciò che fino a pochi anni fa facevamo con le compresenze, con i laboratori. Mi dirà quale piano di miglioramento prevede qualche risorsa per tutto questo.

Che senso ha accanirsi in una misurazione miope e pedestre, quando non si ragiona sugli obiettivi veri, le difficoltà reali che la nostra scuola vive giorno per giorno?

Nelle settimane scorse a Posada (Nuoro), durante le prove INVALSI sono andati a scuola 3 bambini su 50. 47 erano assenti perché le loro famiglie hanno scelto questa forma di protesta, i 3 bambini presenti avevano un documento firmato dalle loro famiglie che dichiarava la volontà di non sottoporli alle Prove. Le maestre che hanno rispettato questa volontà, non somministrando le prove, hanno visto aperto un provvedimento disciplinare, contro il quale stanno ricorrendo.

Credo che una scuola così, perdendosi dietro la solerzia, ha smarrito la propria anima. E senza anima non si costruisce il futuro.

Io vorrei tanto avere a fianco nostro Dirigenti meno solerti con la burocrazia, ma più capaci di guardare ai bisogni veri.

Non so se leggerà tutti i documenti che le allego.

Sicuramente mi risponderà che sono troppi e troppo lunghi.

Per me sono stati occasione di riflessione, per valutare le mie scelte.

Comunque glieli consegno, così come consegnerò queste pagine agli uffici scolastici e li condividerò con le reti di docenti e genitori, le organizzazioni sindacali che condividono e promuovono questa analisi e protesta.

Spero servano anche a Lei per riflettere su quale scuola vogliamo veramente.

Chiudo lasciando spazio a Flavio Maracchia, che meglio di me è riuscito a scrivere le ragioni di questa obiezione. Ragioni che condivido riga per riga.

E questo è il suo commento alla sanzione:

Salve a tutti, la reazione che mi ha provocato il ripensare alla sanzione di stamattina è quella di scrivere.

Ormai, visto com'è andata a finire con il ricorso al Tribunale di Parma, ho poca fiducia che ci sia proporzione tra le risorse spese (grazie comunque a chi si è offerto per un fondo di solidarietà) ed i risultati ottenuti di fronte a giudici disinformati del contenuto su cui vanno a sentenziare. E' troppo facile appoggiarsi a sentenze già fatte. Lo ha fatto il mio Dirigente, così come il Giudice di parma, con la sentenza di Trieste.
Mi aggiungerò con estrema solidarietà alle cause che eventualmente vorranno attivare Flavio o le maestre sarde, che possono costituire una base più fondata su cui combattere, visto anche l'appoggio sindacale, mediatico e la loro forte motivazione.Saluti ed un abbraccio a tutti

Giordano

Punire senza spiegare nulla…..

Al Ministro della Pubblica Istruzione, Al Dirigente dell’USR Emilia-Romagna, Al Dirigente dell’UST di Parma, Agli organi di stampa

Oggetto: Come si può punire senza spiegarne e motivarne le ragioni?

Stimati Ministro e Dirigenti degli organi territoriali del Miur,oggi mi sono visto notificare dal mio Dirigente Scolastico una sanzione disciplinare per non aver tabulato le prove INVALSI, come misura di protesta.
Ad inizio giugno ho prodotto sei pagine di memoria difensiva sui motivi che rendono inapplicabile la sanzione disciplinare e ne ho chiesto l’archiviazione.
Il Dirigente scolastico ha liquidato tutte queste ragioni, maturate insieme a tante altre persone che in Italia cercano di mettere in luce le contraddizioni del “Sistema INVALSI” con due semplici righe, in cui dice che “i motivi addotti dalla SV docente non siano idonei a giustificare i comportamenti contestati”.

Nessuna spiegazione sul perché il Dirigente Scolastico propone di pagare come attività aggiuntiva un’attività che si imputa  come obbligatoria. Nessuna spiegazione sul perché in qualche scuola italiana l’attività è considerata obbligatoria, mentre in altre è facoltativa.

Ci sono forse legislazioni diverse in Italia?Nessunaspiegazione sul perché alcuni Dirigenti Scolastici hanno archiviato i provvedimenti disciplinari, come risulta dagli atti da me prodotti, mentre altri li applicano, come nel mio caso.

C’è forse discrezionalità nella legge?Nessuna spiegazione sulla contraddittorietà della normativa vigente, che in nessun caso esprime l’obbligatorietà per i docenti, né la esplicita nel contratto di lavoro.

Eppure il Dirigente Scolastico ha il potere di essere giudice ed avvocato dell’accusa allo stesso tempo, punendo senza la necessità di motivarne il perché, con un’argomentazione motivata alla mia memoria difensiva.Altrimenti che senso ha chiedere una memoria difensiva, se poi la si può liquidare semplicemente dicendo che “i motivi addotti non sono idonei” ?

Chi lo dice se sono idonei o sensati? Come si può sperare che un Dirigente smentisca sé stesso, i propri ordini di servizio, se non corazzandosi dietro l’imposizione di una cieca obbedienza, senza ragioni di supporto?

Non vi scrivo certo per alleviare la sanzione, peraltro insignificante, né per fare un ricorso gerarchico, che so impossibile, nel nostro ordinamento.Vi scrivo perché vi rendiate conto dell’assurdità della situazione in cui state lasciando le scuole, prive di certezze e di regole non discrezionali, che permettono di esercitare il potere in modo arbitrario.

Se gli insegnanti, i genitori, gli alunni, non hanno una certezza di giustizia, smettono di credere che le regole siano a tutela di tutti, diventando strumento di arbitrio e di possibile abuso. Questa non è certo la base di un sistema democratico e giusto.

Per ricorrere contro il provvedimento, dovrei pagare migliaia di Euro per avvocato, per le spese processuali, mentre i Dirigenti Scolastici sono tutelati dall’Avvocatura di Stato (cioè dall’erario pubblico).

Credo che l’equità non esista, in tutto ciò. Ma se smetto, se smettiamo di lottare, di far emergere le ragioni che sottostanno a questa nostra protesta, dove va a finire la dignità, l’autorevolezza, che sono una delle componenti fondamentali del nostro essere educatori? Se io mi ponessi, ogni mattina, davanti ai miei alunni dicendo: “è così e basta” non sarei un educatore democratico, ma una debole macchietta di autorità. E loro lo capirebbero.

Provate a riflettere su cosa volete realmente da noi. Obbedienza o cittadinanza?

Cordiali saluti

Giordano Mancastroppa 
Parma, 28 giugno 2013

 

 

 

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