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Omissione di atti pubblici e........ relazioni pericolose!

Il percorso della lotta dei Q96 ha scontato oltre i limiti tipici dei lavoratori della scuola, impelagati nella loro funzione con impegno e dedizione, spesso chiusi all'esterno, quasi in una torre d'avorio, anche l'incapacità o meglio l'impreparazione di chi ha gestito la lotta a capire che non si trattava di affrontare un dirigente scolastico, ma una classe politica di incapaci, paracadutati nei centri di potere, servi e proni ai voleri della finanza.

Un'attesa infinita ad aspettare le decisioni altrui, pensiamo al lungo feeling con l'on. Ghizzoni, testarda nel promettere una soluzione impossibile di fronte a quel branco di giovanotti che si sono impossessati del suo partito e del governo, e i Q96 mai consci che quella strada era preclusa.

Il tempo trascorso ha fatto anche la sua parte, metà degli interessati ha pagato l'obolo velenoso di uscire con anni di ritardo, malgrado in questi anni di tentativi vani di rompere il fronte contrario ne sono stati fatti.

E ci troviamo ormai che il MEF nemmeno al Parlamento risponde, vi è una richiesta di relazione tecnica sui costi effettivi chiesta da parte della Commissione Lavoro della Camera per poter approvare la VII salvaguardia, in cui per la prima volta la questione Q96, viene inserita come una delle categorie da salvaguardare.

Il Governo o chi per lui rimane sordo e fa trascorrere i tempi previsti e poi stralcia la questione Q96 e non li inserisce nella legge di stabilità.

Nell'articolo precedente a questo (Dopo 7 non c’è 8!), abbiamo chiesto al governo di non raccontarci frottole e adesso facciamo un passo ulteriore, come abbiamo fatto in tutti questi anni, la relazione tecnica proviamo a presentarla noi, spiegando che il MEF, il MIUR, INPS nascondono i dati perché non hanno intenzione di mandare in pensione i lavoratori della scuola e quindi la Relazione tecnica alla commissione la inviamo noi e gli spieghiamo con che banda di dirigenti si trovano a discutere.

Se i parlamentari fossero più addentro al mondo della scuola, avrebbero chiaro che li stanno prendendo per i fondelli e quindi gli diamo una mano, in quanto noi con loro vogliamo relazionarci e poter chiudere questa vicenda.

Ieri il sottosegretario Cassano ha fanno cenno a Q96, chissà se il continuo invio di documenti  non li abbia convinti che è ora di farci uscire, così evitano di trovarsi questi corposi documenti nella loro posta elettronica.

Se qualcuno ha una giornata da dedicare alla lotta, il 13 novembre a Roma manifesta la scuola!



Ai parlamentari delle Commissioni della Camera:

V Bilancio

VII Cultura

XI Lavoro

Ai parlamentari delle Commissioni del Senato:

V Bilancio

VII Istruzione

XI Lavoro

I DATI “INESISTENTI”  O NEGATI DI Q96?

Non si può subire in silenzio l’ennesima bufala raccontata dal sottosegretario del Miur, on. Faraone all’interrogazione parlamentare dell’on. Pannanale (SEL) il 15 ottobre in Commissione Cultura della Camera.

Sono quattro anni che assistiamo increduli e impotenti al ping-pong tra le diverse amministrazioni dello Stato, in merito ai presunti dati dei lavoratori della scuola aventi diritto a essere mandati in pensione secondo le norme precedenti la riforma Fornero, inserita nella legge di stabilità 2012, nati nel 1951 e nel 1952 con quota96 oppure con 40 anni di contributi entro il 31 agosto 2012.

Alla rilevazione del MIUR, dell’ottobre 2013, effettuata su sollecitazione del nostro Comitato Quota96 alla  ministra Carrozza in carica al tempo, hanno risposto 3976 lavoratori.

Questo è l’unico dato certo. 

I dati dichiarati da INPS nel 2012 di presunti 9 mila potenziali aventi diritto sono fuori dalla realtà, tanto che la stessa INPS, smentendo questo dato, nel 2014 ha concordato con il MIUR la cifra di 4 mila.

Altro dato incontestabile è che due salvaguardie, la IV e la VI, hanno interessato il personale della scuola che aveva usufruito di congedi o permessi parentali.

Il numero di coloro che ne hanno usufruito è accettato ormai da tutti ed è di circa 1000 lavoratori complessivi come riferito nell’incontro tra rappresentanti di Q96 e dirigenti INPS avvenuto l’otto ottobre 2014.

E’ anche assodato che a causa del l’attuale norma sulle pensioni, una parte di lavoratrici ha scelto di uscire dal lavoro  con l’opzione donna negli anni 2012-2015.

La quantificazione di tale dato è facilmente riscontrabile sia dai dati dell’INPS, che ha dovuto emettere il decreto di pensione, sia dal MIUR che ha collocato a riposo le suddette lavoratrici. 

Non sono cifre da capogiro, saranno centinaia e non crediamo che sia difficile reperirle tra i due enti.

Dal 2013 al 2015 molte lavoratrici e lavoratori hanno raggiunto i nuovi requisiti previsti dalle norme vigenti per andare in pensione, in quanto le donne hanno raggiunto almeno 41 anni e 5 mesi nel 2013 e 41 anni e 6 mesi nel 2014 e 2015, gli uomini 1 anno in più. 

Anche questo dato è facilmente rintracciabile dalle domande di pensione accettate, sempre dai dati INPS e MIUR. 

Crediamo che il MIUR abbia meno difficoltà a dare questi dati, in quanto ha dimesso dal servizio il relativo personale scolastico.

Tenendo conto di questi tre fattori la cifra dei Q96 ancora in servizio si è notevolmente ridotta nel tempo, come risulta dalle dichiarazioni dei ministri Giannini e Madia (3 mila) nelle audizioni alla Camera e al Senato e dello stesso Faraone in questi giorni (2 mila e 500).

Nell’estate 2014, il Commissario straordinario allora in carica Tiziano Treu dichiarava la cifra di 2 mila ancora in  servizio.

Un altro punto è quanti sono rimasti al lavoro dei potenziali Q96 e chi può certificare il relativo numero.

Per chi non fosse addentro ai misteri della scuola vogliamo fare presente che i dati certi li ha il MIUR, in quanto per tutti questi anni nel passaggio dai vari enti che hanno gestito le pensioni dei lavoratori pubblici (Enpas, INPDAP) prima dell’unificazione con INPS, questi dati per la scuola erano gestiti dagli uffici pensioni degli ex-provveditorati ed ancora i dati sono gestiti da loro che li passano all’INPS al momento del collocamento a riposo (Fascicolo personale del lavoratore).

All’interno di questi uffici per anni sono passate le richieste di ricongiunzione pensionistica che i lavoratori della scuola hanno prodotto perché gli fossero riconosciuti gli anni universitari, il periodo militare oppure i periodi di supplenza con versamento al fondo INPS e non a Enpas (poi INPDAP), come avveniva quando il personale veniva immesso in ruolo.

Negli archivi INPS (Fascicolo previdenziale del cittadino) ancora oggi risultano solo i dati relativi alle supplenze e non tutti i periodi lavorativi successivi al passaggio in ruolo e quindi se si facesse una perlustrazione in questi archivi nessuno andrebbe in pensione, anche chi è già andato in pensione.

La gestione delle pratiche per andare in pensione passa attraverso ufficio pensioni degli ex provveditorati (USP), che confermano a INPS, se le domande prodotte dagli interessati per andare in pensione corrispondano a verità (DICHIARAZIONE DEI SERVIZI E PERIODI VALUTABILI AI FINI DEL TRATTAMENTO DI PENSIONE RESA AI SENSI DPR 28/12/2000, N.445, all. A). 

Non è INPS che conferma a MIUR che il lavoratore ha tutti i requisiti contributivi per andare in pensione, ma al contrario è MIUR (ufficio pensione ex-provveditorato) che deve confermare a INPS che il lavoratore in effetti ha tutti quei periodi dichiarati.

I relativi certificati si trovano negli uffici pensioni degli ex-provveditorati e non negli uffici INPS. Per cui le affermazioni che INPS non ha ancora certificato i dati sono delle bugie colossali, inesistenti, INPS può solo certificare che un lavoratore della scuola è nato nel 1951 o 1952, ma della storia contributiva e pensionistica non possiede tutti i dati.

Ci sono lavoratori che hanno chiesto il riscatto del periodo universitario e altri che non lo hanno richiesto e questi tendono a non richiederlo in quanto i costi sarebbero esorbitanti, oppure possono richiederlo solo in parte per aggiungere i periodi mancanti.

Negli anni ’70, al tempo in cui i Q96 hanno iniziato a lavorare, la domanda per il riscatto della laurea veniva presentata al momento dell’immissione in ruolo, ma il pagamento del riscatto verrà effettuato al momento del pensionamento.

In conseguenza i dati che INPS potrebbe fornire sono soggetti a molte variabili e quindi il solo dato anagrafico della data di nascita non è sufficiente, serve solo come dato statistico, ma non tiene conto del vissuto lavorativo del dipendente della scuola.

Anche questo dato è facilmente riscontrabile dal fascicolo che si trova negli uffici pensioni degli ex provveditorati (USP).

Un altro punto di cui vogliamo informarvi è la messa in pensione di chi ha usufruito dei congedi o permessi parentali con la IV e VI salvaguardia.

INPS non ha potuto emettere i relativi decreti di pensionamento in quanto per mesi ha aspettato l’inerzia degli uffici pensioni degli ex-provveditorati che confermassero se il personale avesse i requisiti, tanto che malgrado INPS avesse inviato in tempo la lista dei potenziali aventi diritto al MIUR prima della fine dell’anno scolastico, in particolare nel 2014, è stata bloccata dal fatto che l’ufficio pensioni degli ex-provveditorati non mandava i certificati che attestassero il raggiungimento dei contributi.

Per questo motivo il MIUR ha dovuto emettere una circolare che spostava la data del pensionamento del personale oltre il 31 agosto 2014 fino al 7 ottobre e oltre.

In questi anni più volte abbiamo chiesto, sia come Comitato Quota96, ma anche i Cobas scuola, un incontro al MIUR affinché venissero forniti i dati dei pensionamento per opzione donna e di coloro che avessero raggiunto i nuovi requisiti. 

Silenzio assordante e inconcepibile. Mancanza di trasparenza assurda senza senso.

E’ compito degli uffici preposti aiutare i lavoratori a risolvere le questioni che si presentano, in caso diverso si assiste a prevaricazione nei confronti di chi ha richiesto un servizio per difendere i propri diritti.

Per tutti questi motivi sarebbe utile avere dal MIUR che vengano forniti i seguenti dati, facilmente reperibili nei suoi archivi elettronici e nei vari uffici periferici:

  1. il numero dei lavoratori, che in possesso dei requisiti per accedere alla IV e VI salvaguardia per congedi o permessi parentali, sono andati in pensione nel 2014 (IV salvaguardia) e 2015 (VI salvaguardia). Tali dati sono stati comunicati dagli uffici territoriali del Ministero del Lavoro agli uffici provinciali del MIUR, per collocare a riposo e quindi eliminare dagli organici provinciali il personale pensionato 
  2. il numero delle lavoratrici, che optando per opzione donna, sono andate in pensione nel periodo 2012-2015, anche tali dati sono facilmente rintracciabili presso gli uffici provinciali (USP), in quanto tali lavoratrici hanno specificato nella domanda di cessazione di servizio, effettuata sul servizio Polis (domande on-line) la condizione per cui potevano accedere alla pensione 
  3. il numero di lavoratori e lavoratrici che nel periodo 2013-2015 hanno presentato domanda on-line per cessare dal servizio scolastico, in quanto avevano raggiunto i nuovi requisiti pensionistici. Anche questi per presentare domanda hanno dovuto selezionare l’opzione “pensione anticipata” che subordinava tale scelta al raggiungimento per le donne di 41 anni e 5 mesi nel 2013 e 2014 e 41 anni e 6 mesi nel 2015 e per gli uomini 1 anno in più. 

Infine si potrebbe chiedere al MIUR di attivarsi presso i suoi uffici periferici (USP e segreterie scuole) per rilevare dai fascicoli personali dei lavoratori della scuola, nati nel 1951 e 1952, quanti di questi avevano raggiunto quota 96 nel 2012. 

Non è un lavoro improbo per le scuole, in quanto il relativo numero degli interessati, coinvolgerà meno di una scuola su quattro (circa 2000 lavoratori e circa 8000 scuole).

D’altra parte la “favola” di Quota96 è abbastanza nota e non è difficile per le segreterie delle scuole sapere quanti di tali lavoratori sono rimasi in servizio.

Altro punto di scontro è la questione delle coperture, che ormai sta diventando un’altra favola.

Ci si passa la palla da conteggi INPS che basandosi sulla fantomatica cifra di più di 4 mila aventi diritto (prima cifra sparata a caso i famosi 9 mila!!) porti a cifre di centinaia di milioni.

Basterebbe avere l’onestà intellettuale di ammettere che i conteggi sul numero degli aventi diritto sono palesemente falsi e quindi provare a farli con un minimo di buon senso.

Dei 2500 potenziali ancora rimasti al lavoro secondo la dichiarazione del sottosegretario Faraone, una parte uscirà il prossimo settembre raggiungendo i nuovi requisiti contributivi.

In conseguenza di questo  la cifra dei Quota 96 interessati alla VII salvaguardia, come nel testo unificato della commissione Lavoro della Camera, sarebbe inferiore ai 2500 e quindi anche la cifra di circa 130 milioni prevista nel testo sarebbe ridotta.

Ma un conteggio che qualsiasi ufficio del MEF può fare e che sarebbe opportuno, invece di lanciare cifre spropositate, è di verificare che la differenza stipendiale tra giovani e vecchi lavoratori è tale che poco ci manca che il costo aggiuntivo per erogare le pensioni è quasi nullo e in ultima analisi è poco più di 30 milioni complessivi fino al 2018.
Su questo abbiamo inviato alle Commissioni parlamentari e ai Ministri, in questo ultimo periodo, qualche nostro conteggio, come traccia di lavoro.

E vorremmo concludere dicendo che se teniamo conto del costo aggiuntivo sul TFS del personale rimasto in servizio a causa di questi ultimi anni, forse lo stato viene a spendere di più mantenendoci al lavoro.

Se questo è il modo di gestire le finanze dello Stato, ci sorge il dubbio che qualche funzionario dovrebbe essere messo a ripetizione di economia.

Se invece si persiste nel non volere mettere in discussione scelte politiche errate, occorre ammettere che ormai i diritti dei cittadini vengono annullati, nascondendosi dietro cavilli burocratici.

Come lavoratori della scuola non pensiamo che questi comportamenti siano un esempio che noi possiamo trasmettere ai giovani e agli studenti.

Sarebbe ora che lo Stato ci risarcisca dei 4 anni che ci ha obbligato al lavoro; ammettere l’errore è di uno Stato rispettoso delle leggi e dei lavoratori.

Invitiamo i parlamentari a ripresentare nella discussione sulla legge di stabilità l’emendamento all’articolo 1 del testo sulla VII salvaguardia della Commissione Lavoro della Camera, riguardante i lavoratori della scuola Q96.

Comitato Lavoratori Q96 scuola

La lettera

NumeriCifreQ96

 

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