image_pdfimage_print

UN GESTO DI DIGNITA’

di Pierino Giordano

Lettera aperta a tutti i colleghi di quota 96

Mi permetto di rivolgermi a tutti colleghi di quota 96. A quelli che frequentano i blog; a quelli che li visitano soltanto; a quelli che continuano a scrivere commenti e proposte convinti di fare la rivoluzione davanti al loro computer, a tutti quelli che non ho mai avuto il piacere di vedere tutte le volte che ci siamo ritrovati in quattro gatti nelle piazze romane.

Ho letto con interesse l’articolo di Mario Stefanizzi che con raro tecnicismo ha fatto il punto della nostra situazione; mi ha colpito pateticamente l’uso ripetitivo del verbo “ sperare” che la dice lunga sulla reale prospettiva di soluzione del nostro problema.

Ormai sono due anni che ci portano a spasso.

Sono due anni che ci prendono in giro.

In questi due anni, molti di noi hanno finalmente verificato ed accertato il vero ruolo delle organizzazioni sindacali governative, che pure dovrebbero tutelare gli interessi dei lavoratori che li finanziano direttamente con il loro contributo mensile, ed indirettamente con i finanziamenti pubblici che ricevono.

In questi due anni nessuna di queste organizzazioni sindacali ritenuto spendere la sua rappresentanza per la nostra causa. Hanno saputo solo proporre vie legali profumatamente prezzolate che non hanno avuto nemmeno la soddisfazione di una sentenza !

In questi due anni molti di noi hanno finalmente verificato ed accertato l’inutile ruolo di questi cialtroni della politica che dicono di rappresentarci e che invece spendono le loro energie solo per la conservazione del loro sistema di potere.

Due anni inutili durante i quali abbiamo tristemente verificato che la nostra collettività “quota 96” non è stata mai capace di rivendicare in maniera pubblica, unitaria e plateale il nostro diritto leso.

Per due anni abbiamo inutilmente cercato un dialogo con questa politica usando come interpreti qualche loro rappresentante di buona volontà che dice di perorare la nostra causa con proposte ed iniziative di Legge che puntualmente si impantanano nelle difficoltà e nelle pastoie regolamentari di qualche Commissione Parlamentare o di qualche funzionario del MEF.

Per due anni abbiamo seguito i sussurri ed i cinguettii di questo o quel Presidente; di questo o quel Ministro o Sottosegretario, sforzandoci di capire quanto di concreto ci fosse nelle poche parole pronunciate per la soluzione del nostro problema.

Per due anni ci hanno proposto chiacchiere ed inutili tentativi di risolvere il nostro problema all’interno di qualche provvedimento legislativo di sanatoria; hanno tentato, quasi dovessimo vergognarci, di nasconderci nei “mille proroghe” o all’interno di altri provvedimenti nei quali cercavano di farci passare inosservati come Ulisse con i suoi compagni sotto le pecore per non farli scoprire da Polifemo !

Ci hanno sempre detto di no !

Però ci dicono che abbiamo ragione !

Però ci assicurano che il nostro torto deve essere sanato !

Molti di noi sono stremati da questa vicenda; molti di noi sono mortificati di verificare, alle soglie della nostra vita di lavoro, quanto abbiamo sbagliato anche con le nostre scelte ed il nostro impegno sociale ad alimentare un sistema politico che oggi si dimostra arroccato e lontano dalla realtà degli uomini e delle donne che rappresenta! Molti di noi oggi si rendono conto di quanto abbiamo contribuito, anche con il nostro lavoro di educatori, a formare cittadini passivi e vittime di questo sistema di potere politico inamovibile ed insostituibile.

Io sono stanco di questi rappresentanti politici. Io mi vergogno di essere rappresentano da queste persone e mi sento impotente perché non ho nelle mie mani alcuno strumento operativo per poter reagire! E che quelli che mi consiglia il mio istinto non sono approvati dalla mia ragione!

Nemmeno lo strumento elettorale, che pure dovrebbe consentire di poter designare democraticamente i nostri rappresentanti, ci consente di poter scegliere ! Il sistema politico si è blindato per garantirsi continuità e sopravvivenza attraverso le scelte imposte dagli apparati di partito o da qualche magnate finanziario della politica! I nostri rappresentanti politici non devono più rendere conto agli elettori del loro operato ma solo a chi gli garantisce un posto nelle liste elettorali.

Stiamo vivendo da anni una vicenda paradossale; tutti ci dicono che abbiamo ragione; tutti ci parlano di unanime consenso di questa o di quella Commissione Parlamentare. Eppure siamo ancora qui!

Nei prossimi giorni, ci dicono, andremo incontro ad una fase, forse, determinante per la soluzione della nostra vicenda; gli apparati e gli strumenti legislativi, come scrive con grande precisione Mario Stefanizzi nel suo articolo, sono contorti su loro stessi e sulle loro regole – da rispettare rigorosamente solo quando si tratta di risolvere il problema di noi poveri fessi - ma tutto lascia pensare che come al solito, trascorsa la bagarre elettorale o forse addirittura prima ci ritroveremo con il solito cetriolo nel solito posto.

Ma io a questo gioco non ci voglio stare più!

Aspettiamo ancora questa prima decade di Maggio in attesa di segnali chiari e concreti. Ove questo non accada io propongo di raccogliere e restituire i nostri certificati elettorali nelle mani del Presidente della Repubblica e, ove non li voglia ricevere, di bruciarli nella piazza del Quirinale, per significargli questo nostro sdegno e per dire a tutti che, come educatori ed operatori della formazione scolastica di questo paese, abbiamo deciso di non alimentare più questo circuito politico di auto designati ed auto referenziati incapaci e corrotti

Che rinunciamo al nostro diritto elettorale perché questo sistema politico non è più in grado di rappresentare i suoi cittadini e le loro sacrosante ragioni.

Che non sappiamo che farcene di questi rappresentanti politici buoni solo a legiferare norme finalizzate al rafforzamento della loro casta.

Che torneremo dignitosamente nelle nostre scuole a spiegare ai colleghi, ai nostri allievi ed alle loro famiglie il perché di questa nostra morte politica e di questo nostro gesto.

Considero questo non un gesto non vigliaccheria o di resa, ma di alta dignità che noi, se vogliamo tutti possiamo compiere.

E mi aspetto da chi lo condivide un segnale chiaro di adesione.

Coraggio colleghi. Salviamo la nostra dignità

Share