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Senza pudore i nuovi arrivati, ministri per grazia ricevuta, sproloquiano sui figli degli altri, che non sono flessibili, che non si adattano, che vogliono un lavoro vicino casa, ben retribuito e per tutta la vita.

Benpensanti, con il loro stile da signori perbene, con le loro frequentazioni altolocate e nei posti giusti, vogliono obbligare i figli degli altri a cambiare lavoro, a spostarsi in posti distanti, forse anche all'estero.

Non hanno mai vissuto, loro e i loro figli, in famiglie in cui acquisire una laurea, anche con difficoltà, fuori sede, spesso anche lavorando per mantenersi gli studi era riuscire a fare un piccolo salto di stato.

I loro figli potevano permettersi studi nelle migliori università straniere per acquisire titoli da spendere nelle Università italiane, che  per scelta consapevole venivano sempre più lasciate sopravvivere, tagliando fondi e aumentando i costi.

Non hanno vergogna, i loro figli li sistemano nei posti giusti in Italia, trovando cattedre nelle università dei loro amici.

I figli degli altri debbono ringraziare se le università non vengono chiuse e uno straccio di laurea la possono prendere, ma bisogna convincerli che lo studio non serve, che senso ha una laurea se poi non trovi posti di lavoro al livello dei tuoi titoli.

Accontentati di un titolo inferiore, i posti importanti sono dei figli nostri che hanno studiato in università per pochi.

E poi una università che alleva persone pensanti, che vogliono cambiare questo mondo e che mettano in discussione il loro status è meglio chiuderle, così non romperanno più e accetteranno la loro condizione.

Serve una nuova generazione di incazzati, arrabbiati, ribelli per eliminare questi servitori dei loro interessi e delle grandi finanze.

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