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Anzianità e merito.

Credo che il ragionamento da fare, deve tenere conto di tutti e due le questioni, scatti di anzianità e aumenti di merito.

Una cosa è certa: gli scatti automatici di anzianità vengono corrisposti a tutti e quindi il fatto che siano stati "ripristinati" anche per il 2011 è una cosa positiva.

Teniamo presente che da una progressione di carriera che 20 anni fa era molto più rapida raggiungendo dopo 20 anni, se non ricordo male, circa il 60% dell'ultimo livello, con scatti intermedi anche biennali tra uno scatto e l'altro, nel tempo gli aumenti sono stati depotenziati, mediamente ogni 6 anni e quindi si doveva aspettate molto tempo per avere un nuovo scatto, senza scatti intermedi.

Questo significa negli anni perdere un sacco di soldi (lo scatto biennale che veniva poi incorporato nello  scatto finale, era un anticipo di scatto e quindi soldi che si prendevano tra uno scatto e l'altro).

Ormai il 1° scatto è dopo 9 anni e penso che in questa prospettiva, si tende con il tempo ad eliminarli, sia tenendo conto dell'accordo sulla produttività, sia tenendo conto che se gli scatti devono essere finanziati dai soldi per il MOF e questi vengono tagliati, nel tempo si rischia che gli scatti non possono essere erogati, in quanto non sono finanziati.

E' una politica che tutti i sindacati proseguono dagli anni '90 ( 1° elemento è stato lo scatto ogni 6 anni, l'altro l'introduzione del FIS), diminuendo gli avanzamenti per vecchiaia e introducendo in qualche modo un aumento di merito legato al FIS e gestito dai sindacati o meglio alle clientele Presidi e RSU.

Prima di questo i sindacati gestivano solo le parti normative, con il FIS hanno potuto avere un peso, spesso irrisorio, negli "aumenti" di "scuola_fabbrica".

Il trasferire il modello di contrattazione tipico delle fabbriche e in particolare la contrattazione a livello di istituzione (2° livello), che aveva senso nelle grosse aziende e che spesso significava in queste aziende un aumento ulteriore rispetto alle piccole realtà, che si dovevano accontentare solo degli aumenti del contratto nazionale, nella scuola si è trasformato nello spartire dei soldi, a volte cospicue, solo su una parte del personale (quello vicino alle dirigenza o quello clientelare di alcuni sindacati nel caso degli ATA).

Solo in alcune realtà, dove i COBAS erano maggioritari, si è riuscito a spalmare il FIS su tutto il personale, anche se non in parti uguali  ( in alcune contrattazioni di Istituto vi è personale che viene completamente o quasi escluso dal FIS).

Credo che FIS o scatti alla fine sia un falso problema, si rischia che scompaiono tutti e due.

I sindacati che hanno firmato l'accordo sulla produttività vogliono riacquistare un ruolo di contrattazione al 2° livello (nel nostro caso a livello di istituto), in quanto il contratto a livello nazionale, ormai tenderà a dare un minimo per tutti (quando si firmerà) e sposterà la maggior parte degli aumenti a livello di contrattazione decentrata.

Significa depotenziare il contratto nazionale, che proteggeva tutti, scuole piccole e scuole grandi (numero di personale) e siccome i soldi per la contrattazione tendono a diminuire, saranno una parte del personale di ogni singola scuola ( secondo me le più organizzate) a riuscire a captare ina buona parte delle risorse a livello territoriale; al momento non è chiaro  quali sono elementi che permetteranno di accedere a questi aumenti (innovazione, corsi, aumento orario).

Il progetto VALES era un primo passo, ma in qualche modo era come il concorsone del 2000 ( tendente a privilegiare una parte) che solo poche scuole hanno partecipato ed è stato messo da parte.

Da circa 30 anni, complici i sindacati, si tende a comparare il lavoro docente a quello delle fabbriche e siccome non è facile fare confronti tra lavori diversi, ogni tentativo di inventarsi meccanismi premiali fallisce.

La forza della scuola è stato quella di ribaltare con forza questa politica di divisione, portata avanti da tutti i sindacati e unificare i docenti con parole unitarie.

Quello che mi preoccupa e che sarebbe utile un'analisi dei docenti, che non sono tutti uguali, si trovano e ci sono stati sempre docenti che vogliono aumenti differenziati tra di noi.

Per anni sono stati minoranza o almeno non predominante e questo perchè buona parte dei docenti, dopo gli anni 70, provenivano dalle lotte studentesche e ne erano stati protagonisti e l'ugualitarismo era nel loro DNA e ne erano portatori convinti, in quanto nella scuola proseguivano il loro impegno ideale della loro gioventù.

E' passato un secolo, il XX, e i nuovi docenti provengono da altri percorsi, se va bene, spesso non hanno storia e tradizione politica.

La vecchia generazione sta per terminare un lungo ciclo, riuscire a innestare le vecchie idee sulle nuove generazioni non è semplice, in quanto la crisi tende a dividere, più che a unire.

Riuscire a capire le aspettative dei giovani docenti del secolo XXI, che spesso non è solo di avere un buon stipendio, ma di dare un senso al lavoro di docente e di creare un corto circuito con la vecchia generazione è un compito arduo.

Basterà rilanciare l'idea egualitaria per sconfiggere 20 anni di distruzione politica e complicità sindacale?

Ci si deve provare, ma è una battaglia di idee in primo luogo, per ricostruire un senso comune sulla scuola, sulla società, sul lavoro.

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