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La nube tossica non si è  mai spenta?

La percezione del pericolo non sempre è chiara, spesso si ha paura di qualcosa, ma non si ha certezza da dove provenga  e si brancola al buio.

Cosa è successo questi anni a Siderno in ambito ambientale si sta delineando poco alla volta, giorno dopo giorno.

Forse ci vorrebbe un detective per sbrogliare la matassa e forse ci vorrebbe più attenzione da parte di tutti, amministratori, giudici e in primo luogo i cittadini per uscire da questa telenovela che si dipana ormai da 38 anni, speriamo di non superare la fatidica soglia dei 40.

Noi, del Comitato a Difesa della Salute dei Cittadini Sidernesi, non siamo e non vogliamo sostituire chi dovrebbe occuparsi della salute dei cittadini e di un rilancio del territorio che deve aver un’impronta ambientale spinta, basata su turismo, cultura, ecologia e archeologia.

Ma a Siderno, centro economico fondamentale della Locride, la presenza di fabbriche abbandonate e attive blocca una possibile via di uscita dalla crisi.

Ma di questo dovrebbero occuparsi oltre gli amministratori, coloro che nel turismo investono.

Li vediamo assenti, poco partecipi, come se il problema non li riguardasse.

Non ci soffermiamo sulla questione della salute e della “percezione”, definiamola così, che i morti per malattie tumorali siano in aumento, i cittadini se ne accorgono, piangendo i loro cari insieme alla cittadinanza che partecipa alle esequie, ma poi rimane inerte e aspetta che il “morbo” non colpisca ancora.

Non abbiamo certezze e non vogliamo accusare nessuno, ma sui problemi della salute non si può aspettare all’infinito.

Come dicono e pensano tutti, “Siderno ha già dato”, non si possono caricare su Siderno altre incombenze ambientali.

L’assemblea del 30 maggio in Comune ha messo in chiaro, tutti d’accordo che di bio-digestore  Siderno non ne vuole sapere, che sia una falsa notizia o che sia un progetto per il futuro.

Da novembre aspettiamo che venga chiarita l’origine delle sostanze trovate nei pozzi privati e nel sottosuolo della SIKA, che sembra sia diventato il ricettacolo dei peggiori veleni, che mai nessuno pensava potessero trovarsi in quel posto.

Tre analisi, la prima fatta dalla stessa SIKA a novembre, e due a gennaio e poi ad aprile effettuate nei piezometri collocati nei dintorni dell’azienda, come previsto per ottenere l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), dall’Arpacal non lasciano dubbi, la zona è fortemente inquinata da sostanze cancerogene (trielina, cloroformio, tetracloroetilene e ultimo arrivato il vinil-cloruro), con valori molto alti, in alcuni casi di più di 100 volte i valori consentiti.

Analisi in tutta la zona industriale di Siderno (parliamo di Pantanizzi in senso lato) danno valori in alcuni casi al di sopra della norma, ma molto minori di quelli riscontrati nei piezometri della SIKA.

Si sono trovati sotto il Pontile,  mitili e un pesce con i valori più alti di quelli della SIKA.

Dalle ultime notizie a noi giunte, sembra che i fondali marini siano esenti da questi problemi.

Si è in attesa che la regione attivi i nuovi controlli, allargando la zona intorno alla SIKA, ma non vorremmo aspettare ancora altri sei mesi prima di giungere alla certezza del colpevole.

L’ambiente, i cittadini, i proprietari dei pozzi inquinati non possono essere delle cavie, in attesa che si giunga alla verità; a Pantanizzi i pozzi privati ormai vengono utilizzati solo per innaffiare le piante, sperando di non scoprire altre specie modificate dai veleni (OMG).

Non abbiamo ancora toccato il tasto dolente, la questione ex-BP, che invece di essere ormai un ricordo del passato, emerge ancora in modo sempre più drammatico.

Vorremmo essere smentiti, ma dai documenti trovati in Comune, il numero delle sostanze presenti nel 1994 si aggirava intorno ai 2.500 fusti, bidoni, piccoli e grandi. Al momento dell’esplosione e del  sequestro della Magistratura emerge un quadro ancora più preoccupante, che non aggiunge molto ai pericoli e ai rischi associati allo stato di abbandono che dal 2003, ormai 14 anni, è in balia del tempo, ma possiamo dirlo anche degli eventi.

Pensavamo che le sostanze cancerogene fossero poco più di 10, come risultava dai documenti trovati nel settembre 2016, invece da documenti recuperati in Comune e che si riferiscono al 1994, ma sorretti anche dai documenti dopo il parziale smaltimento del 2003, risultano più di 20, circa 40  sono a rischio di esplosione e una cinquantina sono molto tossici per le persone e per l’ambiente.

Non sono ancora chiari quanti fusti, bidoni, oltre alle cisterne (una decina) siano ancora presenti all’interno della fabbrica. Circa un migliaio di questi dovrebbero essere stati smaltiti nel 2003.

Eravamo preoccupati da queste nuove informazioni, quando si sono aggiunti altri problemi e altre preoccupazioni.

Entrando con l’Arpacal nel marzo 2017 per verificare la situazione all’interno della fabbrica, abbiamo trovato un piazzale pieno di erbacce, rovi e arbusti, oltre che fusti corrosi, alcuni aperti e l’impossibilità di esplorare tutta la superficie e di addentrarci in quelle condizioni.

Pensavamo che fosse sufficiente solamente pulire i piazzali almeno dagli arbusti e dai rovi, in modo che eventuali incendi causati dal caldo non facessero esplodere i fusti.

In attesa che la Procura autorizzasse il Sindaco, con una richiesta effettuata fine marzo, a entrare dentro per ripulire, ci siamo dovuti ricredere in quanto i rischi associati alle esplosioni sono reali, poiché entrando in quell’area e anche all’esterno si sente la “puzza”, il famoso metil-mercaptano, l’imputato degli anni 80, è ancora attivo.

Ce lo confermano diverse persone, lo raccontavano i residenti in questi anni, ma nessuno pensava potesse essere vero.

Non sappiamo da quanti anni quel veleno o altri si diffondono nella zona, di sicuro  quella puzza è nell’atmosfera, esala ogni giorno il suo fetore e inquina quella zona e pensiamo anche il centro.

Forse non si percepisce in modo chiaro perché esce lentamente da bidoni corrosi o da tappi non ben chiusi, ma il suo odore caratteristico è ancora ben presente.

Aspettiamo che le sostanze che fuoriescono in caso di incendio fortuito  o di caldo reagiscano tra di loro, emettendo Ossidi di carbonio (COx), Ossidi di Azoto (NOx), Acido fluoridrico (HF), Ossidi di zolfo (SOx), Acido Cloridrico (HCl), Fosgene (COCl2), con gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini, irritazione degli occhi, vertigine, problemi respiratori, per non parlare anche di rischi maggiori? 

Poniamo alcune semplici domande a chi dovrebbe occuparsi dello smaltimento e della bonifica, aspettiamo ancora che i bidoni si svuotino da soli? 

Aspettiamo che un caldo africano faccia di nuovo esplodere i fusti, com’è successo nel 2005, con l’abbandono e la fuga delle famiglie delle case?

Quanto tempo lasceremo al caso o invece come cittadini alziamo la testa e ci occupiamo della nostra salute e della nostra vita?

All’incontro del 1° giugno, la Regione, nella persona dell’Ambiente Antonella Rizzo, ha deciso di attivarsi subito per smaltire nell’immediato i fusti corrosi, in attesa del piano regionale per lo smaltimento e la bonifica dell’area.

Comitato a Difesa della Salute dei Cittadini Sidernesi

P.S.:  Queste informazioni le abbiamo tratte da un documento dell’ottobre 2003 della Re.Al Service, che aveva smaltito parzialmente la fabbrica, allegato alla relazione consegnata al Commissario delegato per l’emergenza ambientale della Calabria, nel quale venivano elencate  le sostanze presenti nel 2003 e le relative schede di sicurezza.

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