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 Rapporto tra iniziative parlamentari e movimenti.

Molti non si sono resi conto, in questi anni, che i partiti e i sindacati sono stati messi in soffitta, malgrado ciò continuano a rapportarsi a quei modelli che non esistono più.
I partiti non sono quelli di una volta e nemmeno i sindacati, composti anche da persone per bene, ma che non sono più portatori di istanze.
Per andare indietro, nel 1974 il referendum sul divorzio, che mostrò che l’Italia era cambiata, è stato un merito dei radicali, a cui il PCI, alla fine si accodò e su quello costruì l’avanzata delle forze di sinistra di allora.
Anche adesso, da una parte ci sono i movimenti che tentano di arginare le politiche di rapina del territorio di un capitalismo vorace e mortifero (NOTAV, NO MUOS, NOTriv…) e quelli che propongono iniziative che vogliono allargare i beni comuni, contro la rapina di coloro che vogliono che anche il vivere sia un affare per i ricchi, i padroni del suolo, dell'acqua e dell'aria.
Mi riferisco al referendum sull’acqua, proposto dai movimenti, a cui i partiti presenti in parlamento stanno cercando in tutti i modi di non adempiere alla volontà popolare.
Si è aperto un fosso tra le istanze delle persone e gli interessi dei capicorrente o capiclan a cui si sono ridotti ormai i partiti, non più portatori di interessi e valori generali, ma della difesa, spesso del loro sedere.

Stesso ragionamento riguarda i sindacati, che hanno subito i cambiamenti avvenuti nel mondo del lavoro, non sapendo reagire e accontendandosi nel migliore dei modi alla difesa dell’esistente, che è sempre perdente, al massimo si garantisce la cassaintegrazione, ma le fabbriche chiudono.
Anche a livello dei lavoratori, sono gli stessi lavoratori ad autorappresentarsi, organizzarsi e portare avanti le proprie istanze, anche, qualche volta, con l’appoggio dei sindacati.
Mi riferisco agli inidonei, agli ex LSU, agli esodati, ai Quota96.
Si scende in piazza, si va a contrattare direttamente con i rappresentanti del governo e con i parlamentari per esporre le proprie ragioni.
Se fosse stato per i sindacati “maggiormente rappresentantivi” i docenti inidonei sarebbero diventati ATA, e avrebbero preso i posti destinati ai precari ATA.
Invece resteranno al loro posto e migliaia di precari ATA hanno trovato un posto.

Con loro c’erano i Cobas scuola, che per anni hanno organizzato e sostenuto le loro lotte, con convegni, presidi e incontri con il governo.
Se fosse stato per i sindacati anche gli ex-LSU, non avrebbero ottenuto un riinvio di due anni per trovare una soluzione, ma ci sarebbe stata una mediazione di compromesso.
Dietro ci sono stati tanti sindacati, ma è stata la pervicacia dei lavoratori ex-LSU ha obbligare il governo a rinviare prima di 2 mesi e adesso per 2 anni la soluzione, in attesa che vengano “internalizzati”, cioè diventare dipendenti statali e non di cooperative, che vengono finanziate dai fondi statali.
Andiamo a noi, Quota100+ (ex Q96), come propone Peppe Ceravolo, se non ci fosse stato il ComitatoQ96, i Cobas, i vari blog, che per anni hanno obbligato i parlamentari a rispondere alle nostre iniziative, a presentare PdL, a fare convegni, delle nostra storia non si sarebbe parlato.
Si possono condividere o meno le diverse strategie, proposte dalle diverse parti in cui ci si è divisi, ma una cosa è chiara, i partiti, nella loro quasi totalità sono affacendati in quisquiglie elettorali, lontani dalle reali esigenze dei lavoratori Q96, se non i colpevoli della nostra situazione.
Lo stesso ragionamento riguarda i sindacati, un appoggio iniziale per fare i ricorsi, nessuna iniziativa reale, visibile o di pressione sul parlamento e governo, solo petizioni e comunicati di facciata.
Da una parte i lavoratori, dall’altro sindacati e partiti e lo dico con rammarico.

Anche la sinistra CGIL, a cui tanti aderiscono, si preoccupa più degli esodati che di noi, che siamo fortunati per avere il lavoro.
Se questo non si vuole vedere, perchè si ragiona con vecchi schemi, è perchè si è pigri, innamorati del proprio passato (chi non lo è) e questo non aiuta.
Lo ho già detto, i vari spezzoni di Quota96, si muovono da “Cobas”, si autoorganizzano, incontrano i parlamentari, organizzano manifestazioni, cioè sono movimenti autonomi da partiti e sindacati.
Si definiscono in modo diverso, ma non sono le sigle che servono, servono i lavoratori con le loro idee, iniziative e gambe e senza il contributo di tutti si resta a casa.

Chi aveva 36 anni nel 2012 se non si sblocca la situazione rischia di andare in pensione nel 2018 o nel 2019, quando serviranno 42 anni e qualche mese se donna e 43 e qualche mese se uomo.
Vi sembra sufficiente per mobilitarsi?

Dobbiamo discutere, a un mese dalla fine dell'anno scolastico, se è meglio fare questo o fare quello, se è meglio non disturbare il manovratore, oppure andare in piazza?

E' difficile scendere in piazza e chiedere al manovratore di scegliere il percorso giusto, visto che ci troviamo tra i marosi e lui non se ne è reso conto e se gli teniamo il timone, lui controlla la rotta?

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