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Diritti e concessioni

Ho fatto un sogno, lungo un mese e quando mi sono svegliato attorno a me c'erano dei vecchi insegnanti che brindavano.
Non ricordo bene il sogno, forse era un incubo, che durava da due anni, dei mostri si avvicendavano nella mia testa, omuncoli qualsiasi, che si reputavano importanti e che decidevano sulla vita e la morte dei sudditi, impauriti e assenti, inerti e senza slanci, che aspettavano silenziosi che il grande e grosso e stupido ciambellano della corte dei miracoli, desse loro uno sguardo, anche di commiserazione.
Aspettavano un editto, che il grande ciambellano non voleva emettere, perché sapeva che loro non avevano le forze per impaurirlo.
Si ogni tanto emettavano urli, sberleffi, parolacce, ma le pietre attorno al palazzo non osavano raccattarle e lanciarle contro quell'oscuro omuncolo, che li teneva in gabbia e non lasciava la libertà di trovarsi un altro avvenire.
Per fortuna ora l'incubo è lontano, svanito al mio risveglio, ma il sogno mi perseguita, i vecchi non sembrano ancora contenti, discutono, si arrabbiano tra di loro, ma il gran ciambellano non ha ancora firmato l'editto e loro sono in ansia, in attesa che i banditori passino per il regno e avvisino tutti i cittadini che con atto magnanimo, il gran mogol della terra, ha deciso che una parte dei cittadini, sudditi e schiavi, possono trovarsi un altro luogo, liberi e coscienti dei loro diritti.
Pavidi, cercano di ingraziarsi i fedelissimii del ciambellano, perorano la causa, sperando nella magninimità del potente di corte.
I re hanno sempre paura delle rivolte, sanno che possono rimetterci la testa, per questo ogni tanto sono magnanimi, distribuendo ai sudditi una piccola parte delle loro ricchezze, perché così calmano i fuochi della rivolta.
Basta poco perchè il fuoco si attizzi, ma i sudditi non debbono avere paura delle loro ombre.
Se tra un mese mi svegliassi e sentissi urla di giubilo, ditemelo con calma, mi verrebbe un brutto colpo e rischierei l'infarto.

Inserisco un collegamento a una canzone di Dario Fo, Enzo Jannacci, Adriano Celentano e Antonio Albanese, che con ironia attaccano i poteri.

Ho visto un re

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