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IL TEMPO ROVESCIATO

 

Il tempo scorre inesorabilmente per tutti, vecchi e giovani e ci sono degli indicatori biologici che lo ricordano ogni giorno, le forze che mancano, la memoria che diventa più labile e vorremmo poter guardare avanti senza rimpianti.

In questo periodo nemmeno i giovani possono guardare avanti con sicurezza e con la tranquillità di sapere che hai una vita che ti darà soddisfazione, con alti e bassi, ma che con il tempo tenderà a darti un futuro.

In questo mondo ormai solo le classi abbienti sanno che la loro vita sarà senza scossoni e questa sicurezza la vogliono garantita a vita.

Ascoltateli nelle loro interviste, sui giornali, c'è la crisi, il mercato lo richiede, l'Europa lo chiede, la finanza lo richiede e quando qualcuno accenna a fargli pagare qualcosa di più si chiudono a riccio, i burocrati con alti stipendi, spesso da imprenditori senza rischi, si arroccano a difesa di queste loro conquiste, dovute molto spesso ai loro rapporti con i politici giusti e con gli amici a cui tengono il sacco nelle ruberie e nei disastri del territorio.

Non di possono toccare i diritti acquisiti, tagliare i loro alti stipendi di giudici, dirigenti degli enti di stato e delle consociate, non si può, la Costituzione non lo permette.

Ascoltate gli imprenditori, occorre ridurre gli stipendi, altrimenti non riusciamo a competere con i cinesi, gli albanesi, rumeni, indiani o vietnamiti, occorre abbassare le tasse sul lavoro.

Non si toccano i loro profitti, le aziende vengono vendute, si specula sui territori resi liberi dalla delocalizzazione nei paesi a più bassi stipendi, i loro profitti aumentano e così si vedono ridurre le tasse, guadagnano di più all'estero e non investono in ricerca.

Anche questi quando sproloquiano, si ergono a difensori dell'italianità e non si capisce in un mondo globale cosa significa, ma le loro fabbriche le spostano all'estero.

Si riducono i diritti, si precarizza la vita e ci si trova giovani e vecchi nella stesa situazione, con i vecchi, stanchi, demotivati ed esauriti a rincorrere gli anni che passano in attesa della pensione che aspettavano come diritto acquisito; invece i giovani anche loro precarizzati a non finire, con diritti  acquisiti all'immissione in ruolo, dopo anni di lavoro da supplente, inseguono una legge che non arriva mai a stabilizzarli.

Questo è il mondo dei pescicani della finanza globale e del liberismo sfrenato e dei loro servi che ci costringono a restare al lavoro, avendo trovato i killer che assolvono i compiti assegnati, un ministro fa una legge sulle pensioni che allunga i tempi e poi lo scaricano, un altro taglia i posti nella scuola e poi scompare, un altro ti toglie il diritto  a poterti difendere se accusato ingiustamente, al massimo ti pagano con un indennizzo, come tu fossi un qualsiasi prodotto da vendere, tot anni, tot di indennizzo e questo ministro lo fanno passare per innovatore, il colore politico è lo stesso, anche se si presentano con partiti di destra o di presunta sinistra, perseguono lo stesso scopo.

Rendere le persone inutili, senza soggettività e sempre chini a dire di sì.

Ecco perchè il tempo si è rovesciato, i  vecchi aspettano in perenne ansia che non ti cambino la legge sulle pensioni all'ultimo momento, succede ogni tanti anni, se arrivi a raggiungerla prima che cambi ti senti fortunato, ma ormai sei quasi settantenne, i giovani forse non sono nemmeno in ansia, sono demotivati e senza prospettive e forse il loro desiderio nascosto che i loro genitori e nonni siano immortali, sono l'unica garanzia che hanno, una pensione che mantenga tutti i famigliari, nonni, genitori, nipoti e forse pronipoti, se ancora qualcuno rischia di farli nascere.

Ma il tempo e la storia non va sempre nella stessa direzione, nel tempo anche la freccia può cambiare verso.

Se vecchi precari e precari vecchi si guardassero in faccia e si organizzassero, mandano in pensione decrepiti vecchi governanti e giovani opportunisti senza idee, proni ai desideri degli stessi padroni, il tempo tornerebbe nella giusta direzione, per una giustizia sociale, economica e di diritti per tutti.

Dalla trasmissione Omnibus del 23 novembre, uno sguardo sulla scuola, tra Q96, precari, esaurimenti e fatica di insegnare

 

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