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Category Archives: Scuola

Frottole di Stato!

Omissione di atti pubblici e........ relazioni pericolose!

Il percorso della lotta dei Q96 ha scontato oltre i limiti tipici dei lavoratori della scuola, impelagati nella loro funzione con impegno e dedizione, spesso chiusi all'esterno, quasi in una torre d'avorio, anche l'incapacità o meglio l'impreparazione di chi ha gestito la lotta a capire che non si trattava di affrontare un dirigente scolastico, ma una classe politica di incapaci, paracadutati nei centri di potere, servi e proni ai voleri della finanza.

Un'attesa infinita ad aspettare le decisioni altrui, pensiamo al lungo feeling con l'on. Ghizzoni, testarda nel promettere una soluzione impossibile di fronte a quel branco di giovanotti che si sono impossessati del suo partito e del governo, e i Q96 mai consci che quella strada era preclusa.

Il tempo trascorso ha fatto anche la sua parte, metà degli interessati ha pagato l'obolo velenoso di uscire con anni di ritardo, malgrado in questi anni di tentativi vani di rompere il fronte contrario ne sono stati fatti.

E ci troviamo ormai che il MEF nemmeno al Parlamento risponde, vi è una richiesta di relazione tecnica sui costi effettivi chiesta da parte della Commissione Lavoro della Camera per poter approvare la VII salvaguardia, in cui per la prima volta la questione Q96, viene inserita come una delle categorie da salvaguardare.

Il Governo o chi per lui rimane sordo e fa trascorrere i tempi previsti e poi stralcia la questione Q96 e non li inserisce nella legge di stabilità.

Nell'articolo precedente a questo (Dopo 7 non c’è 8!), abbiamo chiesto al governo di non raccontarci frottole e adesso facciamo un passo ulteriore, come abbiamo fatto in tutti questi anni, la relazione tecnica proviamo a presentarla noi, spiegando che il MEF, il MIUR, INPS nascondono i dati perché non hanno intenzione di mandare in pensione i lavoratori della scuola e quindi la Relazione tecnica alla commissione la inviamo noi e gli spieghiamo con che banda di dirigenti si trovano a discutere.

Se i parlamentari fossero più addentro al mondo della scuola, avrebbero chiaro che li stanno prendendo per i fondelli e quindi gli diamo una mano, in quanto noi con loro vogliamo relazionarci e poter chiudere questa vicenda.

Ieri il sottosegretario Cassano ha fanno cenno a Q96, chissà se il continuo invio di documenti  non li abbia convinti che è ora di farci uscire, così evitano di trovarsi questi corposi documenti nella loro posta elettronica.

Se qualcuno ha una giornata da dedicare alla lotta, il 13 novembre a Roma manifesta la scuola!



Ai parlamentari delle Commissioni della Camera:

V Bilancio

VII Cultura

XI Lavoro

Ai parlamentari delle Commissioni del Senato:

V Bilancio

VII Istruzione

XI Lavoro

I DATI “INESISTENTI”  O NEGATI DI Q96?

Non si può subire in silenzio l’ennesima bufala raccontata dal sottosegretario del Miur, on. Faraone all’interrogazione parlamentare dell’on. Pannanale (SEL) il 15 ottobre in Commissione Cultura della Camera.

Sono quattro anni che assistiamo increduli e impotenti al ping-pong tra le diverse amministrazioni dello Stato, in merito ai presunti dati dei lavoratori della scuola aventi diritto a essere mandati in pensione secondo le norme precedenti la riforma Fornero, inserita nella legge di stabilità 2012, nati nel 1951 e nel 1952 con quota96 oppure con 40 anni di contributi entro il 31 agosto 2012.

Alla rilevazione del MIUR, dell’ottobre 2013, effettuata su sollecitazione del nostro Comitato Quota96 alla  ministra Carrozza in carica al tempo, hanno risposto 3976 lavoratori.

Questo è l’unico dato certo. 

I dati dichiarati da INPS nel 2012 di presunti 9 mila potenziali aventi diritto sono fuori dalla realtà, tanto che la stessa INPS, smentendo questo dato, nel 2014 ha concordato con il MIUR la cifra di 4 mila.

Altro dato incontestabile è che due salvaguardie, la IV e la VI, hanno interessato il personale della scuola che aveva usufruito di congedi o permessi parentali.

Il numero di coloro che ne hanno usufruito è accettato ormai da tutti ed è di circa 1000 lavoratori complessivi come riferito nell’incontro tra rappresentanti di Q96 e dirigenti INPS avvenuto l’otto ottobre 2014.

E’ anche assodato che a causa del l’attuale norma sulle pensioni, una parte di lavoratrici ha scelto di uscire dal lavoro  con l’opzione donna negli anni 2012-2015.

La quantificazione di tale dato è facilmente riscontrabile sia dai dati dell’INPS, che ha dovuto emettere il decreto di pensione, sia dal MIUR che ha collocato a riposo le suddette lavoratrici. 

Non sono cifre da capogiro, saranno centinaia e non crediamo che sia difficile reperirle tra i due enti.

Dal 2013 al 2015 molte lavoratrici e lavoratori hanno raggiunto i nuovi requisiti previsti dalle norme vigenti per andare in pensione, in quanto le donne hanno raggiunto almeno 41 anni e 5 mesi nel 2013 e 41 anni e 6 mesi nel 2014 e 2015, gli uomini 1 anno in più. 

Anche questo dato è facilmente rintracciabile dalle domande di pensione accettate, sempre dai dati INPS e MIUR. 

Crediamo che il MIUR abbia meno difficoltà a dare questi dati, in quanto ha dimesso dal servizio il relativo personale scolastico.

Tenendo conto di questi tre fattori la cifra dei Q96 ancora in servizio si è notevolmente ridotta nel tempo, come risulta dalle dichiarazioni dei ministri Giannini e Madia (3 mila) nelle audizioni alla Camera e al Senato e dello stesso Faraone in questi giorni (2 mila e 500).

Nell’estate 2014, il Commissario straordinario allora in carica Tiziano Treu dichiarava la cifra di 2 mila ancora in  servizio.

Un altro punto è quanti sono rimasti al lavoro dei potenziali Q96 e chi può certificare il relativo numero.

Per chi non fosse addentro ai misteri della scuola vogliamo fare presente che i dati certi li ha il MIUR, in quanto per tutti questi anni nel passaggio dai vari enti che hanno gestito le pensioni dei lavoratori pubblici (Enpas, INPDAP) prima dell’unificazione con INPS, questi dati per la scuola erano gestiti dagli uffici pensioni degli ex-provveditorati ed ancora i dati sono gestiti da loro che li passano all’INPS al momento del collocamento a riposo (Fascicolo personale del lavoratore).

All’interno di questi uffici per anni sono passate le richieste di ricongiunzione pensionistica che i lavoratori della scuola hanno prodotto perché gli fossero riconosciuti gli anni universitari, il periodo militare oppure i periodi di supplenza con versamento al fondo INPS e non a Enpas (poi INPDAP), come avveniva quando il personale veniva immesso in ruolo.

Negli archivi INPS (Fascicolo previdenziale del cittadino) ancora oggi risultano solo i dati relativi alle supplenze e non tutti i periodi lavorativi successivi al passaggio in ruolo e quindi se si facesse una perlustrazione in questi archivi nessuno andrebbe in pensione, anche chi è già andato in pensione.

La gestione delle pratiche per andare in pensione passa attraverso ufficio pensioni degli ex provveditorati (USP), che confermano a INPS, se le domande prodotte dagli interessati per andare in pensione corrispondano a verità (DICHIARAZIONE DEI SERVIZI E PERIODI VALUTABILI AI FINI DEL TRATTAMENTO DI PENSIONE RESA AI SENSI DPR 28/12/2000, N.445, all. A). 

Non è INPS che conferma a MIUR che il lavoratore ha tutti i requisiti contributivi per andare in pensione, ma al contrario è MIUR (ufficio pensione ex-provveditorato) che deve confermare a INPS che il lavoratore in effetti ha tutti quei periodi dichiarati.

I relativi certificati si trovano negli uffici pensioni degli ex-provveditorati e non negli uffici INPS. Per cui le affermazioni che INPS non ha ancora certificato i dati sono delle bugie colossali, inesistenti, INPS può solo certificare che un lavoratore della scuola è nato nel 1951 o 1952, ma della storia contributiva e pensionistica non possiede tutti i dati.

Ci sono lavoratori che hanno chiesto il riscatto del periodo universitario e altri che non lo hanno richiesto e questi tendono a non richiederlo in quanto i costi sarebbero esorbitanti, oppure possono richiederlo solo in parte per aggiungere i periodi mancanti.

Negli anni ’70, al tempo in cui i Q96 hanno iniziato a lavorare, la domanda per il riscatto della laurea veniva presentata al momento dell’immissione in ruolo, ma il pagamento del riscatto verrà effettuato al momento del pensionamento.

In conseguenza i dati che INPS potrebbe fornire sono soggetti a molte variabili e quindi il solo dato anagrafico della data di nascita non è sufficiente, serve solo come dato statistico, ma non tiene conto del vissuto lavorativo del dipendente della scuola.

Anche questo dato è facilmente riscontrabile dal fascicolo che si trova negli uffici pensioni degli ex provveditorati (USP).

Un altro punto di cui vogliamo informarvi è la messa in pensione di chi ha usufruito dei congedi o permessi parentali con la IV e VI salvaguardia.

INPS non ha potuto emettere i relativi decreti di pensionamento in quanto per mesi ha aspettato l’inerzia degli uffici pensioni degli ex-provveditorati che confermassero se il personale avesse i requisiti, tanto che malgrado INPS avesse inviato in tempo la lista dei potenziali aventi diritto al MIUR prima della fine dell’anno scolastico, in particolare nel 2014, è stata bloccata dal fatto che l’ufficio pensioni degli ex-provveditorati non mandava i certificati che attestassero il raggiungimento dei contributi.

Per questo motivo il MIUR ha dovuto emettere una circolare che spostava la data del pensionamento del personale oltre il 31 agosto 2014 fino al 7 ottobre e oltre.

In questi anni più volte abbiamo chiesto, sia come Comitato Quota96, ma anche i Cobas scuola, un incontro al MIUR affinché venissero forniti i dati dei pensionamento per opzione donna e di coloro che avessero raggiunto i nuovi requisiti. 

Silenzio assordante e inconcepibile. Mancanza di trasparenza assurda senza senso.

E’ compito degli uffici preposti aiutare i lavoratori a risolvere le questioni che si presentano, in caso diverso si assiste a prevaricazione nei confronti di chi ha richiesto un servizio per difendere i propri diritti.

Per tutti questi motivi sarebbe utile avere dal MIUR che vengano forniti i seguenti dati, facilmente reperibili nei suoi archivi elettronici e nei vari uffici periferici:

  1. il numero dei lavoratori, che in possesso dei requisiti per accedere alla IV e VI salvaguardia per congedi o permessi parentali, sono andati in pensione nel 2014 (IV salvaguardia) e 2015 (VI salvaguardia). Tali dati sono stati comunicati dagli uffici territoriali del Ministero del Lavoro agli uffici provinciali del MIUR, per collocare a riposo e quindi eliminare dagli organici provinciali il personale pensionato 
  2. il numero delle lavoratrici, che optando per opzione donna, sono andate in pensione nel periodo 2012-2015, anche tali dati sono facilmente rintracciabili presso gli uffici provinciali (USP), in quanto tali lavoratrici hanno specificato nella domanda di cessazione di servizio, effettuata sul servizio Polis (domande on-line) la condizione per cui potevano accedere alla pensione 
  3. il numero di lavoratori e lavoratrici che nel periodo 2013-2015 hanno presentato domanda on-line per cessare dal servizio scolastico, in quanto avevano raggiunto i nuovi requisiti pensionistici. Anche questi per presentare domanda hanno dovuto selezionare l’opzione “pensione anticipata” che subordinava tale scelta al raggiungimento per le donne di 41 anni e 5 mesi nel 2013 e 2014 e 41 anni e 6 mesi nel 2015 e per gli uomini 1 anno in più. 

Infine si potrebbe chiedere al MIUR di attivarsi presso i suoi uffici periferici (USP e segreterie scuole) per rilevare dai fascicoli personali dei lavoratori della scuola, nati nel 1951 e 1952, quanti di questi avevano raggiunto quota 96 nel 2012. 

Non è un lavoro improbo per le scuole, in quanto il relativo numero degli interessati, coinvolgerà meno di una scuola su quattro (circa 2000 lavoratori e circa 8000 scuole).

D’altra parte la “favola” di Quota96 è abbastanza nota e non è difficile per le segreterie delle scuole sapere quanti di tali lavoratori sono rimasi in servizio.

Altro punto di scontro è la questione delle coperture, che ormai sta diventando un’altra favola.

Ci si passa la palla da conteggi INPS che basandosi sulla fantomatica cifra di più di 4 mila aventi diritto (prima cifra sparata a caso i famosi 9 mila!!) porti a cifre di centinaia di milioni.

Basterebbe avere l’onestà intellettuale di ammettere che i conteggi sul numero degli aventi diritto sono palesemente falsi e quindi provare a farli con un minimo di buon senso.

Dei 2500 potenziali ancora rimasti al lavoro secondo la dichiarazione del sottosegretario Faraone, una parte uscirà il prossimo settembre raggiungendo i nuovi requisiti contributivi.

In conseguenza di questo  la cifra dei Quota 96 interessati alla VII salvaguardia, come nel testo unificato della commissione Lavoro della Camera, sarebbe inferiore ai 2500 e quindi anche la cifra di circa 130 milioni prevista nel testo sarebbe ridotta.

Ma un conteggio che qualsiasi ufficio del MEF può fare e che sarebbe opportuno, invece di lanciare cifre spropositate, è di verificare che la differenza stipendiale tra giovani e vecchi lavoratori è tale che poco ci manca che il costo aggiuntivo per erogare le pensioni è quasi nullo e in ultima analisi è poco più di 30 milioni complessivi fino al 2018.
Su questo abbiamo inviato alle Commissioni parlamentari e ai Ministri, in questo ultimo periodo, qualche nostro conteggio, come traccia di lavoro.

E vorremmo concludere dicendo che se teniamo conto del costo aggiuntivo sul TFS del personale rimasto in servizio a causa di questi ultimi anni, forse lo stato viene a spendere di più mantenendoci al lavoro.

Se questo è il modo di gestire le finanze dello Stato, ci sorge il dubbio che qualche funzionario dovrebbe essere messo a ripetizione di economia.

Se invece si persiste nel non volere mettere in discussione scelte politiche errate, occorre ammettere che ormai i diritti dei cittadini vengono annullati, nascondendosi dietro cavilli burocratici.

Come lavoratori della scuola non pensiamo che questi comportamenti siano un esempio che noi possiamo trasmettere ai giovani e agli studenti.

Sarebbe ora che lo Stato ci risarcisca dei 4 anni che ci ha obbligato al lavoro; ammettere l’errore è di uno Stato rispettoso delle leggi e dei lavoratori.

Invitiamo i parlamentari a ripresentare nella discussione sulla legge di stabilità l’emendamento all’articolo 1 del testo sulla VII salvaguardia della Commissione Lavoro della Camera, riguardante i lavoratori della scuola Q96.

Comitato Lavoratori Q96 scuola

La lettera

NumeriCifreQ96

 

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Dopo 7 non c’è 8!

La pazienza ha un limite!

Penso che ormai deve essere chiaro a tutti che il continuo rinvio da una legge di  stabilità ad un'altra, da un emendamento ad un altro porta allo sfinimento ed è anche assodato che se non ci fosse un gruppo di persone che tempesta i parlamentari di telefonate e richieste di presentare emendamenti la storia di Q96 sarebbe da almeno un anno dimenticata, in un binario morto.

Malgrado questo si continua a interloquire con i gruppi parlamentari dell'opposizione nella convinzione che il muro di gomma del governo possa scalfirsi.

Si è abbastanza vecchi per capire che Q96 è una questione importante altrimenti il governo non farebbe le carte false che fa sui numeri dei Q96 e delle coperture ormai ridotte al lumicino ed è per questo che dico dopo 7 non c'è 8.

Se il governo ha deciso per l'ennesima volta di stralciare Q96 dalla proposta della Commissione Lavoro della Camera, significa che è una questione politica, di fondo, non possono ammettere che tutti quanti sono correi con la Fornero della macelleria sociale che hanno affidato a lei, come killer.

Si nascondono tutti dietro quel prestanome a coprire il fatto che le leggi le decidono i ricchi rappresentanti, tra cui alcuni nostri degni rappresentanti di quella canaglia che si chiama Commissione UE.

I ricchi difendono i ricchi e si fanno portavoce delle loro esigenze, difendono i loro interessi e quindi per chiudere ci vuole un solo slogan:

Andate a fan..., andate a morire....

Questo doveva essere la riga finale della lettera, ennesima che abbiamo inviato, ma non potevamo chiuderla con questi epiteti e allora ho deciso di inserire questo breve commento per concludere questa lettera che abbiamo inviata.

Al  Presidente del Consiglio Renzi

Al Ministro del MEF Padoan

Al Ministro del MIUR  Giannini

Al Ministro del Lavoro Poletti

Al Ministro della PA Madia

Al Presidente dell’INPS Boeri

L’errore imposto dalla “tecnica” Fornero era disumano,

la vostra perseveranza politica è diabolica.

E siamo a sette salvaguardie… senza Quota96

I lavoratori Quota96 assistono ormai increduli all’ennesima giravolta del governo.

L’ultima infamia del Governo nei nostri confronti è stata quella di non inserirci nella legge di stabilità 2016, stralciando Quota96 e altre categorie dalla VII salvaguardia, così come era la  proposta, approvata all’unanimità da tutti i gruppi parlamentari della Commissione Lavoro della Camera, con cui si sarebbero risolti tutti i problemi rimasti della gestione improvvida delle pensioni da parte della Fornero, con strascichi che si ripercuoteranno fino al 2022.

E’ dal 2013 che si approvano ordini del giorno sia alla Camera che al Senato, impegni e promesse “vani” del governo ad affrontare il pensionamento di Quota96 all’interno di leggi approvate dal Parlamento (tre leggi di stabilità, decreto Madia e legge 107/2015).

Cosa fa il Governo? Stralcia sempre le norme e/o gli emendamenti con le promesse, mai mantenute, di inserirli  all’interno delle prossime leggi !!!

Non c’è governo, compreso l’ultimo, che non abbia riconosciuto che la Fornero ha commesso coscientemente  un errore, facilmente sanabile e  invece tutte le volte su di noi scatta un niet.

In tutti questi anni, a parole, dal Presidente Renzi, ai Ministri Giannini e Madia e Poletti, al viceministro MEF Morando, ai sottosegretari Del Rio, Baretta, Legnini si sono impegnati nelle aule parlamentari ad affrontare la questione nelle prossime iniziative legislative (decreto PA, legge 107/2015….)

Malgrado l’impegno continuo e incessante dei parlamentari di tutti i gruppi che da anni si sono dedicati alla vicenda, i governi succedutesi nel tempo si mettono di traverso e bloccano qualsiasi iniziativa in favore degli ultimi lavoratori della scuola, Quota 96, ancora rimasti in servizio (circa 2 mila secondo noi, mentre voi non volete dare i numeri reali).

Sono scuse risibili, sia per quanto riguarda i numeri, ormai dimezzati perché una parte del personale è uscito sia con la IV e VI salvaguardia (congedi e permessi parentali), sia perché  diverse lavoratrici per disperazione hanno accettato la tagliola dell’opzione donna, e sia perché in questi 3 anni trascorsi, in attesa di un riconoscimento dovuto, molti lavoratori hanno raggiunto i nuovi requisiti.

Non sono credibili i numeri sparati a caso dall’INPS (9 mila nel 2012).

Non ci raccontate la frottola che non vi è accordo tra MIUR, INPS, MEF e RGS sui dati reali, ormai dopo tre anni è solo un gioco delle parti, altrimenti sarebbero da licenziare i dirigenti dei vari enti per incompetenza o scarsa attitudine al lavoro.

I costi, da voi previsti, ormai sono diventati meno di un terzo rispetto a quanto quantificato nel 2012 (130 milioni oggi a fronte dei 417 previsti allora).

Ci sembra assurdo che il MEF non ascolti quello che ripetiamo da 3 anni, cioè che l'assunzione di un precario costerebbe poco più della metà, tra  stipendio e contributi, rispetto a noi che costiamo  l’ottanta per cento in più di contributi e di stipendio allo Stato!

A questo punto ci chiediamo, cosa abbiamo fatto noi perché non si trovino soluzioni rapide per il pensionamento di pubblici ufficiali, ormai stanchi, depressi e demotivati, che dovrebbero occuparsi della propria salute, in alcuni casi malferma, oppure dedicarsi con più frequenza alla propria famiglia e ai propri nipoti.

Gli ultimi Q96 rimasti nel 2016 si avvicineranno a 42 anni di contributi le donne e 43 anni gli uomini e quindi rimaniamo perplessi quando in Parlamento si sta discutendo una proposta che prevede massimo 41 anni di contributi per poter uscire, e lo stesso governo dichiara di volersene occupare, e noi Quota 96 siamo costretti a rimanere al lavoro ancora per uno o più anni.

Anche L’INPS nella sua relazione annuale conferma che il numero dei pensionamenti anticipati è in aumento, malgrado le proposte governative di incentivazione a restare sul lavoro, con il “vantaggio” di avere una pensione aumentata, a conferma che dopo più di 40 anni i lavoratori non c’è la fanno più.

Pensavamo che ci fosse nel governo un sussulto di onestà intellettuale, di rigore morale, rispetto al nostro diritto di pensionamento previsto dalle leggi vigenti, che prevedono come unica uscita il 1° settembre, ma ormai crediamo che dei problemi reali di chi lavora da decenni nella scuola, avendo dedicato la propria vita per la crescita culturale ed economica di questo paese e delle nuove generazioni, anche questo governo non voglia occuparsi.

Invece siamo costretti a ricrederci e pensare che in questo governo gli interessi siano altri e diversi da quelli dei lavoratori “centenari” (ormai Quota 102 o più) della scuola.

Noi vorremmo andare in pensione subito, voi che intendete fare per noi?

Comitato lavoratori Quota96 scuola                                                                                                                                25 ottobre 2015

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Il Palazzo inespugnabile?

Una foto da incorniciare

In questi giorni in cui i politici dimostrano  la vera essenza del loro essere uomini pubblici, ormai abbandonata qualsiasi parvenza di moralità, che contraddistingueva almeno una parte della vecchia classe politica uscita dalla guerra.

Assistiamo impotenti all'apparizione degli uomini del destino, spesso macchiette involontarie loro malgrado, pescati sempre a gestire i loro affari, dal presidente del consiglio all'ultimo assessore di un piccolo comune, quando non si trovano uomini della mafia all'interno delle istituzioni, non solo nei comuni del sud, ma passando per la capitale si arriva anche alla cosiddetta capitale del nord.

Malgrado questo si continua a lottare, a perseverare, a cercare di conseguire sia le proprie legittime aspettative, come il diritto dei Q96 di andare in pensione, sia a contrastare un modello di società che spinge il cittadino, il lavoratore a essere una pedina inutile, ininfluente.

La scuola ha questo compito fondamentale, quello di opporsi sempre a chi la vuole smantellare e nell'anno scorso una partecipazione straordinaria ha messo in difficoltà questo governo di lazzaroni, servi dei poteri forti, quando anche non fossero collusi e implicati in questo sistema.

Il passaggio da un governo ad un altro non ha modificato la percezione che questi sono sordi, quando non sono anche infidi e desiderosi di ossequiare questa o quell'altra direttiva del governo reale, che non è a Roma.

Gli stessi parlamentari, malgrado i loro sforzi, si trovano spesso a combattere battaglie inumane e quella di Q96 rimane una storia esemplare, in quanto lo stesso Parlamento è spesso servo delle decisioni di un manipolo che si trova al governo, che decide senza problemi, con il ricatto delle elezioni subito e la possibile non riconferma di chi non si assoggetta.

Malgrado tutto questo un piccolo gruppo di esodati, e di Quota96, ininterrottamente da quattro anni ricorda che il loro problema è ancora non risolto e continuano con presidi, e incontri parlamentari a insistere affinché questi si assumono le loro responsabilità.

Appelli, ordini del giorno, emendamenti, nulla fa cambiare idea al governo di turno: esodati e Q96 arrangiatevi, aspettate ancora la prossima legge.

Per questo oggi mi ha colpito la foto che pubblico sotto di Francesco Vertillo e degli altri che sono stati ricevuti dalla Boldrini, presidente della Camera, che conscia che ormai il Parlamento è succube ai voleri di un governo non eletto e con gli stessi parlamentari, eletti con una legge non più valida, invita a continuare a perseverare e che lei nei limiti delle sue funzioni farà di tutto affinché le problematiche per cui ha ricevuto la delegazione vengano inserite, se la settima salvaguardia non verrà approvata, come emendamenti alla legge di stabilità.

Ma quello che più mi ha fatto riflettere sono le due magliette con cui Francesco e una donna sono stati ricevuti, portano incise le loro richieste.

In Parlamento non si possono portare cartelli e i parlamentari spesso si inventano stratagemmi per portare la loro protesta, vedi magliette nascoste sotto la giacca, cartelli che appaiono all'improvviso, ecc.

Invece oggi la protesta era visibile anche nel Palazzo, e nessuno ha fatto difficoltà a che apparisse nella foto, minime soddisfazioni e qualcuno dice che fino all'ultimo occorre insistere, anche solo ricordando ai vari parlamentari che in questi anni si sono prodigati, di continuare in questa lotta, in quanto riuscire a deliberare, malgrado il governo si oppone, è compito prioritario di questo stato, altrimenti il parlamento può chiudere, o meglio qualcuno ci sta provando a rendere inutile, ininfluente.

In effetti Francesco V.  mi conferma che il gioco delle parti continua, INPS continua a nascondere i numeri dei pensionati usciti e così bloccano tutto.

Può un ente pubblico non comunicare ai parlamentari i dati necessari per le leggi? Questo è il potere nascosto, camarille che si sentono protetti, in quanto al servizio dei poteri.

Foto dell'incontro con Boldrini, del presidio e dal Vaticano

PRES.BOLDRINI RICEVE RAPPRESENTANTI ESODATI ARCH.3646-c 14.10.15 Pres.Boldrini incontra rappresentanti esodati arch.3646-C 14.10.15
 PRES.BOLDRINI RICEVE RAPPRESENTANTI ESODATI ARCH.3646-c 14.10.15 striscioneQ96papa
 renataPapa vaticano
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Il gatto (governo), la volpe (PD) e…quota96

Imbroglioni e lestofanti

Pensavo che dopo l'approvazione dell'emendamento presentato da Tiziana Ciprini e altri (M5S) in Commissione Lavoro su Quota96 si potesse avere qualche speranza, mi lasciava perplesso l'atteggiamento del sottosegretario Cassano (AP), che si era affidato alla relatrice Antonella Incerti del PD, che aveva preso la palla al balzo e aveva fatto approvare emendamento.

Questo era successo martedì.

Avevo già pensato che si aspettava giovedì per ascoltare audizione di Poletti e Padoan per le decisioni definitive, in effetti già nella serata di mercoledì si sapeva da voci di corridoio che si sarebbe limitato intervento a un  piccolo numero di esodati, escludendo di fatto Q96 e ferrovieri.

Tutto previsto, tutto confermato, anche la difesa di alcuni parlamentari del PD (Gnecchi) dell'opzione donna.

Qui entra il gioco delle parti, Padoan e Poletti si mettono d'accordo, concordano sull'interpretazione dei dirigenti del MEF che dicono che la legge non prevede i vasi comunicanti, ma che ci vuole un apposito atto e si impegnano, una volta certificati i risparmi dalla Conferenza dei servizi di trovare la soluzione nella legge di stabilità a fine anno, eventualmente con una norma ponte, valida negli anni a seguire.

Ci sono interventi che chiedono esplicitamente il rispetto della legge e chiedono esplicitamente un intervento a favore di Q96 e ferrovieri: Marcon (Sel), Rizzetto (Gruppo misto) e Berger (Autonomie).Poi interviene Santini del PD e fa la proposta dell'accordo nelle stanze del potere (PD) in cui si propone di salvare le situazioni difficili.

Le conclusioni di Damiano (PD) sono esilaranti, come non si fosse discusso di una settima salvaguardia, in cui fossero compresi tutti i casi insoluti della norma Fornero.

E' da anni che assistiamo a questo gioco sporco del PD, approva leggi sotto il presunto ricatto dell'Europa, si fa garante della stabilità finanziaria e promette con questo o quel parlamentare PD (Ghizzoni in primo luogo) che troveranno una soluzione.

Ormai ci tengono al laccio, in modo di credere alle loro balle, ma per poi alla fine lasciarci sempre a secco.

C'è sempre il governo, sempre a guida PD, che decide in senso contrario, vi è sempre un motivo valido, la copertura che non si trova, emergenze di cassa, priorità elettorali ....

Fidarsi del gatto e della volpe è da stolti, credere che questo governo abbia intenzione di chiudere la partita pensioni pura illusione, i risparmi sulle pensioni sono un gruzzoletto sostanzioso e loro sono dalla parte dei ricchi e dei padroni.

A ognuno il proprio ruolo, al PD quello di mazziere, ai lavoratori quello di difendersi,

Loro lo assolvono in modo coerente e senza rimorsi e gli altri....

Intervento Marcon

 

Intervento di Rizzetto 

 

Intervento di Santini

Intervento di Berger

 

Intervento di Damiano

Fessi o eroi?

Peppe e Riccardo, baldi e coraggiosi giovani, sono convinti che se al prossimo presidio saranno sostituiti da altri Q96 per dimostrare che non sono rimasti al lavoro solo loro due, ma che ancora in attesa ci sono molti altri, forse in condizioni di salute più precaria, forse il PD che vuole ringiovanire l'Italia, rottamando i vecchi, potrebbe convincersi a risolvere Quota96.

Di conseguenza per il prossimo presidio lasceranno la bandiera ad altri Q96 di Roma e dintorni.

RiccardoPeppe

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Sante e martiri

Q96 FREGATE, PREGATE!

Ormai dopo quattro anni di attesa non si sa più a che santo votarsi.

Io e Carla abbiamo pensato di dedicarci un'immagine laica da portare in giro, anche ai presidi un bel striscione visibile e che forse richiama attenzione e ci rende visibili.

Quota96Martyr

 

Idea nata per gioco, ma che ha un precedente illustre San Precario, inventato dai precari e che per anni è stato il simbolo di tutti i precari, non solo quelli della scuola, organizzando il May Day Parade a Milano il 1° maggio, con una partecipazione elevata al corteo pomeridiano in antitesi a quello ufficiale dei sindacati.

I simboli hanno una capacità di coinvolgimento notevole, più immediata e spesso creano più partecipazione.

In questi anni le abbiamo provate tutte, coinvolgimento di parlamentari di tutte le forze in parlamento, a cominciare dal maggiore partito di governo per finire con i partiti di opposizione, lo facciamo ancora adesso.

Ma il rapporto con molti di questi parlamentari è stato per alcuni di supplica, di devozione incondizionata, malgrado le ripetute sconfitte e gli sberleffi subiti dai diversi governi dal 2012 ad adesso.

Abbiamo cercato di coinvolgere tutte le istituzioni, dal presidente della Repubblica attuale e passato, al presidenti di camera e senato, senza risultati. Per non parlare dei tentativi di avere rapporti con ministri e sottosegretari, sempre pronti a prometterci la soluzione a portata di penna.

Peccato che la penna invece di scrivere sì, all'ultimo momento si tramutava in no.

Invece di essere promossi, venivamo bocciati.

Nessuno si offenda, io con questo blog ci ho passato tre anni di gioie e dolori, ci ho scritto e ci scrivo e lavoro per la soluzione di Q96, articoli, conteggi, volantini, messaggi.

Altri sono di firma veloce, servono anche queste, qualche volta forse aprono porte che altrimenti rimarrebbero chiuse.

Ma occorre che quando le porte sembrano aprirsi noi ci ficchiamo dentro, prima che le chiudano, prima che loro cambino idea, questi spesso promettono, ma poi non mantengono.

Abbiamo anche provato a visitarli nei loro covi, al parlamento e in commissione, presidi e anche manifestazioni, ma manca la convinzione di potercela fare e si rimane ancorati alla "speranza" che il parlamentare di turno ci tolga dal guado e quindi ci affidiamo alla firma veloce e meno impegnativa.

Credo che per chi è rimasto affidarsi ai voleri del fato è sempre un azzardo e quindi azzardo per azzardo, invece delle suppliche ai parlamentari, vi propongo di supplicare (per i credenti "pregare") la nostra santa Quota martire.

Quota 96 è martire perché oltre che condannati a patire la più oltraggiosa campagna di mistificazione dei governanti ("voi il lavoro lo avete"), abbiamo visto passare i nostri ultimi anni di lavoro con fatica, rabbia e delusione, spesso gettati in pasto alla pubblica opinione da giornalisti ignoranti e politici lestofanti, nascosti dietro le facce ignobili di tecnici prezzolati.

Quota 96 è l'emblema come i precari, che in questi giorni vengono colpevolizzati nel loro diritto di aver un lavoro vicino ai famigliari, di questo sistema che inghiotte chi ha la forza di rivendicare il diritto a un lavoro sicuro, a una pensione decente, di questo mostro che chiamano neoliberismo che si mangia i propri figli, giovani e vecchi.

Merce spremuta fino all'ultima goccia e poi abbandonata a se stessa.
Ci vuole orgoglio, come adesso si dice, e rivendicare i propri diritti e se serve si scende in piazza.

Il 22 settembre a Roma è previsto un nuovo presidio con gli esodati, chi ha voglia di portarsi dietro la nostra icona, chissà che non diventi anch'essa un'icona molto nota e che permetta di uscire dall'anglo, almeno dal punto di vista mediatico?

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Il ladro e …il palo

I Robin Hood delle pensioni

 

Ormai siamo al paradosso, all'inversione della realtà, a prendere dai malcapitati dipendenti e trasferire la rapina a chi ha tanti soldi.

Oggi è l'ultima puntata di una sequenza di scelte antipopolari che gli ultimi governi perseguono nei confronti dei lavoratori e pensionati. Non bastasse la vergogna delle ruberie di una classe politica, ormai più adusa a gestire i propri affari e coprire i propri compari, assistiamo all'ennesimo furto di soldi a disposizione per le salvaguardie degli esodati e di chi è rimasto impigliato negli orrori della norma Fornero sulle pensioni, sequestrando con un atto che definire anticostituzionale è il minimo.

Vi è una legge approvata dallo stato italiano che prevede un fondo destinato alle salvaguardie fino alla risoluzione delle questioni rimaste aperte.

In modo sfacciato, senza ritegno, stravolgendo regolamenti e leggi e con il silenzio assordante di chi dovrebbe proteggerti e far rispettare le leggi dello Stato e di un parlamento che dire inutile è poco, sbeffeggiato nei suoi diritti come sono lo sono stati anche ad agosto 2014, quando è stato modificato l'emendamento su Q96.

Il MEF decide all'improvviso che i soldi non utilizzati, malgrado l'interpretazione contraria del Ministero del Lavoro vengano incamerati nel Bilancio dello Stato per poter assolvere alle promesse elettorali che il nuovo governo in crisi nei sondaggi sta lanciando, in primo luogo sulla tassa sulla prima casa.

Si intende tagliare le tasse sulla casa anche a chi ha appartamenti con rendite elevate e a questo scopo si lasciano sulla strada migliaia di persone senza più reddito (esodati) e anche a chi aspetta da tre anni che gli venga ripristinato un diritto ormai riconosciuto dal Parlamento in più occasioni (Q96,  personale viaggiante e altri).

Un Robin Hood al contrario e si spaccia questo scippo come difesa degli strati più in difficoltà, quando si sa che in queste operazioni i maggiori risparmi li ottengono coloro che hanno rendite catastali più elevate.

Nessun cambio di verso, ma solo la continuazione della politica che da Monti in poi vede nel risparmio sulle pensioni l'unica politica atta a far cassa, sia per risolvere il debito lasciato dagli sperperi dei diversi governi, sia per poter risalire nei sondaggi elettorali in vista delle prossime elezioni.

I Quota96 assistono ormai increduli a uno sfacciato uso delle istituzioni, prigioniere del governo di turno, che invece di tassare rendite e privilegi, usa il Bilancio dello stato per le proprie mire elettoralistiche.

In questi anni hanno continuato una battaglia insieme agli esodati, nel silenzio complice dei sindacati, che mai si sono impegnati in iniziative reali per costringere il governo ad affrontare tutta la partita delle pensioni.

Insieme a esodati e macchinisti  riprendono le iniziative per  ottenere i diritti che gli sono stati derubati,

organizzando un primo presidio davanti al Ministero Economia e Finanza a partire dalla prossima settimana, mentre si preparano altre forme di lotta, anche legali.

10 settembre 2015

Comitato lavoratori  Quota96 scuola



Allego un breve video della discussione avvenuta alla Camera, durante l'audizione dei sindacati su pensioni e flessibilità, subito dopo il furto del MEF. In modo chiaro in questa sintesi è spiegato il furto perpetrato.

Video tratto dalla WebTV della Camera delle 14,15 

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Credo anche che sarebbe anche opportuno una riflessione sulle iniziative non risolutive attuate in questi anni e qui di pali ne troviamo tanti, a cominciare dai sindacati che in questi anni hanno aspettato che i ladri di turno modificassero di volta in volta le pensioni, prima e dopo la Fornero.

Il loro assordante se non complice silenzio sia nei confronti della riforma, sia i timidi appelli alla risoluzione di Q96 ne sono un esempio.

Mai un'iniziativa chiara e dura, sempre attenti ai loro equilibri sindacali, con Cisl e Uil, sempre attenti a non disturbare i partiti di Governo, sempre con la Cisl in prima fila a non alzare la voce (prima e dopo Monti) e la CGIL succube e per questo non meno colpevole.

I lavoratori ancora incapaci di organizzarsi da soli, se non in sparuti gruppi e senza grosso seguito.

Non siamo noi stessi silenziosi e timorosi di rompere con i nostri referenti politici, a cominciare dalla Ghizzoni in poi, sempre referenti, quasi che loro ci facessero un piacere ad affrontate la questione Q96? Quando invece erano pagati a raddrizzare la porcata che avevano combinata.

Appelli e controappelli non hanno smosso questi governi e i parlamentari che ci hanno appoggiato, spesso commettendo errori e ingenuità, niente hanno potuto contro i diktat che provenivano dai centri di potere, sotto egida dell'Europa e FMI (Cottarelli maledetto!!).

La maggioranza dei Q96 ha subito in silenzio, sperando in virtù taumaturgiche di questo o di quel parlamentare vicino al governo, i PDini niente hanno potuto di fronte allo strapotere dei governanti PDini, servi e complici di chi decide, sotto egida dell'ex Presidente Napolitano.

Le firme raccolta a iosa non hanno sensibilizzato questo o quel governante e alla fine, di fronte ai soldi che non ci sono per la campagna elettorale di un governo in discesa nei sondaggi, niente hanno potuto!

E i burocrati europei di turno niente diranno di fronte al fatto che i risparmi attuati con la riforma Fornero, invece di essere utilizzati per i pensionati, sono spostati per gli interessi elettorali dei loro servi di Roma, pronti a perseguire la politica che ha mandato alla fame la Grecia e che costringerà tutti i popoli che non si ribellano a subire i diktat imposti da loro.

Affamare i lavoratori era il compito dei governi, distruggere i loro diritti era l'ultimo atto ed è stato fatto con Jobs Act, e se i pensionati esodati stanno qualche anno alla fame, quale migliore cura e antidoto ad abituarli ad accettare le imposizioni, in modo che nessun segno di ribellione possa nascere!

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Settimo…

......NON RUBARE LA VITA ALTRUI!

Cercavo un'intuizione per giocare con la VII salvaguardia, forse ultima possibilità di uscire dall'impasse di Q96, di cui  vorrei che fosse trovata la soluzione.

Il settimo sigillo è un famoso film di Ingmar Bergman, in cui un cavaliere che torna dalle crociate si gioca la vita a scacchi con la morte, invece il settimo comandamento della tradizione cristiana dice di non rubare, penso che questo mia associazione abbia un senso.

In questi anni hanno giocato con la vita non solo di Q96, ma della speranza di vita di esodati, che non dovevano cadere in depressione e dei macchinisti che dovevano arrivare a 67 anni, e alcuni non rimangono in vita, e della stanchezza psico-fisica dei lavoratori della scuola, ormai distrutti da un lavoro usurante (i docenti ) come quello di altre categorie.

Distrutti da un tira e molla con parlamentari e governo, con promesse mai mantenute e sempre rinviate, a un passo dalla soluzione, ma sempre spostata nel tempo, per chi ha memoria scolastica come nel paradosso di Achille e la tartaruga o in tempi più moderni il concetto di limite, prima  o  poi converge.

Ecco prima o poi, ma sette sono gli anni che nell'ipotesi peggiore dovrebbero aspettare coloro che nati nel 1952, avevano solo 36 anni di contributi in quel 2012, che è diventato anno scomparso, dimenticato dal diritto di pensione per i lavoratori della scuola.

Sarebbe ora che questo tempo si dimezzi, chiuda un ciclo di rapina sulla vita delle persone in carne e ossa, attuata cinicamente da un governo abusivo, appoggiato da parlamentari supini alle esigenze del nuovo credo liberista: non avete speranza voi che lavorate ma dovete sudare fino alla morte, finito il ciclo delle lotte vincenti degli anni '70, pagherete caro e pagherete tutto quello che avete conquistato con le lotte, i sacrifici e le morti dei compagni di allora.

Alcuni ricorderanno quello slogan "pagherete caro, pagherete tutto", forse truce, ma era il simbolo della lotta contro le stragi, coperte dai servizi segreti, alleati dalla destra e della reazione che non voleva cedere alle richieste di maggiore equità e maggiori diritti per i lavoratori, sognando anche il paradiso in terra, un mondo di eguali.

Lo hanno ribaltato a loro favore, stiamo pagando tutto e a caro prezzo, compresi i sogni di una vita migliore per tutti, di una vecchiaia serena e senza ristrettezze, costringendoci a lavorare fino a 70 anni e lasciando i giovani di 40 anni, disoccupati, a casa e a nostro carico.

Hanno rubato le vite dei giovani e dei vecchi, gli uni e gli altri intenti a provare a sopravvivere e a vivere.

Il settimo comandamento in questo senso si rivolge a chi dall'alto ha deciso che la vita e i sentimenti delle persone valgono meno dei conti economici, di tabelle artefatte e di un mondo fatto di consumi, di PIL e di indici, di un mondo dove la merce anche gli scarti, in particolare quelli nocivi, valgono più del diritto alla vita delle persone.

Vorremmo che questo ciclo negativo finisse con la nostra fuoriuscita da questo incubo, entro il prossimo anno e si ridiscuta la questione delle pensioni, ponendo un limite massimo, otre il quale si ha diritto di potere uscire con una pensione docente.

Sono troppi 40 anni di lavoro, e sono assurde normative che prevedono che si possa lavorare per 45 anni prima di andare in pensione a 70 anni.Maledette Fornero, Monti e tutti quei cannibali che succhiano la vita dei lavoratori.

In sintesi noi inviamo per ennesima volta i calcoli ultimi, che tengono conto che 3 anni sono passati invano, ai parlamentari della XI commissione Lavoro che dovrebbero incontrarsi il 9 settembre per definire i risparmi delle sei precedenti salvaguardie.

Che sia l'ultima?

Buona lettura!!

Documento sulle coperture necessarie a partire dal 2016 

Coperture2000Q96agosto2015

 Riflessione sui numeri e sui costi

 

AnalisiDatiSalvaguardiaQ96

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Aspettando la pensione

Non avere fretta!

Ormai sono abituato a essere realista, ma ogni tanto ti viene da arrabbiarti, in quanto le cose banali diventano complicate.

E' ormai certo che io con più di 43 anni di contributi il 1° settembre 2015, raggiungerò l'agognata pensione.

Proprio agognata, desiderata, cercata, in quanto 3 anni in più sono un'eternità, nessuno sa come tre anni di attesa possono modificare le tue attese e le tue aspirazioni.

Qualcuno dirà: è sufficiente non intestardirsi e vedi che alla fine le cose si risolvono.

Ditelo ai miei compagni di sventura, a quelli che in questi 3 anni, in parte insieme a me e ad altri hanno provato in tutti i modi di smuovere il palazzo, con tutte le iniziative possibili, questo blog è ormai un luogo di ricordi, di ricorsi e di rimorsi.

Quello più grande è dover sapere che non c'è la abbiamo fatta a vincere questa battaglia, ma abbiamo creato condivisione, alleanze, creato amicizie e consapevolezza che quelli dall'altra parte, sono anche truffaldini, truffatori e falsi.

Racconto le mie ultime peripezie, ho inoltrato domanda di dimissioni dal servizio al Miur e domanda di pensione a INPS prima del natale, come previsto dalle indicazioni ministeriali. Non avevo paura di perdere il treno, ormai la stazione di arrivo era in fondo a questo triennio molto intenso.

Ho aspettato mesi prima di iniziare a capire se all'INPS la richiesta procedeva nei suoi passaggi, sapevo che la scuola aveva inviato la documentazione necessaria.

Tu pensi che appena arriva una domanda, l'ufficio preposto si attivi e tra una pratica e l'altra si occupi della tua.

Avranno tanto da fare, INPS gestisce un patrimonio che interessa metà popolazione tra pensionati e famigliari e quindi presumi che sia efficiente e rapido.

Ormai puoi fare tutto in rete e quindi ti colleghi a un PC, fai la domanda al MIUR, fai domanda a INPS, scarichi la tua domanda, hai la ricevuta di accogliemento stampigliato in bell'evidenza sulla copia della tua domanda che ti trovi sul PC. Ricevuta.....25 dicembre 2014!

Velocità, rapidità, niente file e attese, che bello il WEB!

Poi INPS in rete gestisce milioni di pensioni, spesso con i patronati, tutto deve funzionare, puoi richiedere assegni, scaricare modelli e inoltrare domande per ogni evenienza.

Tutto bene, INPS croce e delizia dei pensionati, non ha avuto un presidente che aveva un reddito di 1 milione annuo, poveretto con tutto quello che faceva avendo una ventina di incarichi all'interno del'ente?

Adesso abbiamo uno più giovane, tutto teso a dimostrare che i pensionati italiani vivono con pensioni che non si meritano, in quanto non hanno versato contributi pari a quanto riceveranno se vivono molti anni, mangiapane delle future pensioni dei nipoti, che nel frattempo i nonni aiutano a sobbarcarsi la gioventù senza prospettive.

Mai a dire che INPS è in attivo nel fondo pensioni, che i lavoratori si sobbarcano di pagare pensioni a chi ha pensioni da nababbo (dirigenti aziendali, il cui fondo in crisi è confluito nella gestione INPS), che ci sono personaggi che accumulano pensioni alte e nessuno ha mai pensato di stabilire un reddito complessivo massimo.

Invece di giocare sulle pensioni per tendere ad abbassare la copertura che si occupi della funzionalità dei suoi uffici.

Continuo a interrogare la mia pratica è sempre in lavorazione, non si capisce perchè, perchè dopo 5 mesi è ancora in lavorazione, misteri, alla fine ti decidi di muoverti, vuoi solo capire se ci sono tutti i documenti.

Ti colleghi al sito, scopri che ci sono alternative, puoi chiamare con Skype, anche se solo in voce, niente video. Attivi la comunicazione, suono, aspetti, cerchi di richiamare attenzione dell'operatore dall'altra parte, non capisci se è presente, oppure sei in collegamento con un PC, alla fine rinunci.

Vi è la possibilità di collegarsi con il telefono, anche qui, stessa procedura, poi scopri che ti chiedono un numero particolare della pratica che tu non hai, nessuno te lo hai inviato. Capisci che digitando ennesimo numero su indicazioni metallica, prema questo se vuole questo, dopo 5 numeri una voce di donna si qualifica e riesci a porre la domanda, informa che anche loro possono vedere quello che io vedo da casa  e mi consiglia di andare direttamente alla sede di Torino.

Contatti il numero della sede, ma anche da questo numero ti inoltrano sempre digitando i soliti numeri, prema 2, aspetti..allora prema 5... al centro unificato di Roma.

Tanto per perdere tempo, decidi di andare a informarti alla sede periferica INPS, vicino a casa tua, vai a piedi, 10 minuti e sei dentro, prendi il numeri, fai la fila, un'ora... per scoprire quello che avevi intuito, devi proprio andare alla sede centrale, in quanto è l'unica che si occupa dei dipendenti statali.

Non obietti ed esci, ti chiedi e allora che serve avere tante sedi, se poi ogni sede non può occuparsi di tutti.

Poi decidi che a questo punto vai alla mastodontica sede centrale INPS di via XX Settembre a Torino, bel palazzone del periodo fascista e anche qui fai la fila, ma bastano 15 minuti per farti spiegare da un'impiegata solerte che non ci sono problemi, in quanto la pratica la hanno all'UST (ex provveditore) di Torino, se ci fossero problemi ti avvisano loro e che in ogni caso, quando arriveranno le domande da evadere non faranno in tempo per fare entro settembre i conteggi di tutti!

Ti viene da ridere, immagino la fretta che avranno a UST, abbiamo fatto domanda a gennaio, entro febbraio le scuole dovevano avere inviato la documentazione, loro devono verificare che effettivamente hai i contributi necessari, lo stipendio che prendi e poi rimandarlo a INPS!

Sono 5 mesi che la pratica giace in quegli uffici, presumo in fondo, sarà una delle prime, speri che quando le prenderanno tengano conto che tu la hai spedito il primo giorno che il MIUR ha aperto lo sportello telematico, poi rifletti, in ogni caso io inizio con la lettera M, sono a metà, quindi in ogni caso la pensione con i conteggi esatti a settembre la percepirò!? Vedremo, ma vi sembra che questo modo di procedere abbia senso, ti obbligano di fare richiesta di uscire dal servizio almeno 7 mesi prima  e ancora potresi trovarti nella situazione che ti rispondano che non hai i contributi necessari e quindi devi rinviare ancora la tanta agognata pensione!

Non abbiate fretta voi che aspettate la risoluzione di Quota96, la pensione vi aspetta, prima o poi e in attesa della vostra data, date un'occhiata a questo documento che presenteremo martedì a Roma al presidio davanti le sedi ministeriali, per farci ascoltare e cercare di fare uscire tutti, ma non abbiate fretta, la struttura burocratica non vi farà attendere molto, siate sereni e tranquilli, se non a settembre, qualche mese dopo la pensione con i calcoli corretti arriverà, anche se forse vi aspetta ancora un ultimo anno di attesa!!

 DOCUMENTO PER PRESIDIO 16 giugno

DocumentoPresidioGiugno2015Esodati (pdf)

DocumentoPresidioGiugno2015Esodati (doc)

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E Giovanni rimase solo….

La classe Q100 + non è acqua...

q96

Vorrei dedicare due righe a Giovanni che oggi con enormi sforzi ha cercato di rappresentarci tutti, in qualche modo in diretta su Ballarò.

Sgomitando come mi ha detto, è riuscito a esporre il suo cartello su  Q96 e rendere visibile la situazione degli ultimi lavoratori ancora in attesa.

Lo so che tutti sono stanchi, compreso il sottoscritto, ma che su 90 mail inviate in provincia di Milano, nessuno abbia trovato il tempo di passare 3 ore insieme a esodati e rappresentarci in TV, la dice lunga perchè sono passati 3 anni inutilmente.

Gli esodati, che non fanno presidi più numerosi dei nostri, in questi anni hanno ottenuto 6 salvaguardie, sapendo gestire i rapporti con i parlamentari.

Sono situazioni diverse, ma se si aspetta che Giovanni in solitudine, ma anche i soliti che hanno attraversato il paese in questi anni risolvano i problemi di tutti, allora ognuno pianga sui propri guai.

Lo so che i più attivi di noi, in questo periodo, giustamente hanno messo le energie per lottare anche contro il DDL sulla distruzione della scuola del PD, ma gli altri hanno almeno partecipato alle iniziative nelle proprie città, oppure non partecipano perchè gli altri non ci hanno appoggiato le nostre richieste?

La solidarietà si costruisce e le alleanze si cercano, altrimenti si resta soli.

Il 29 agosto avevamo costruito una grande alleanza con i precari, adesso in questi giorni scendiamo in piazza con tutti i lavoratori, perchè Q96 è stata l'anticamera del futuro di tutti quelli che hanno meno anni di noi.

Usciamo dalle nostre solitudini e andiamo il 5 giugnpo con i nostri cartelli, con le nostre magliette a ricordare a tutti, che anche noi siamo stati penalizzati da questi governi e che il nostro problema è un problema che riguarda tutti.

 IL VIDEO TRATTO DA BALLARO' del 2 giugno 2015

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Un uomo solo al comando!

LA REPUBBLICA DEGLI IGNORANTI!

Il titolo dell'articolo potrebbe essere gli ignoranti al potere, il potere degli ignoranti, meritevoli di finire in una scuola per studiare, rivolto a un'infinità di persone, da giornalisti in auge, a politici al potere, a figure secondarie assurte a ruoli fondamentali.

Abbiamo assistito al più inverecondo attacco ai diritti fondamentali delle persone e dei lavoratori, ormai trattate alla stessa stregua di una qualsiasi merce asservita alle esigenze della produzione di profitto, dalla salute alla scuola, passando per le pensioni e in TV in trasmissioni seguite come fossero il vangelo, continuano a girare personaggi che in un paese colto sarebbero messi in condizioni di non nuocere, personaggi contesi e lisciati dal conduttore televisivo perché porta audience, ascolti e soldi per lui.

Assistiamo impotenti all'apparizione di personaggi creati in questi salotti del vuoto, che diventano importanti e da maschere secondarie, sconosciute ai più, diventano presidenti di regione, Lazio e Piemonte sono esempi paradigmatici.

Personaggi che hanno distrutto i servizi fondamentali e aumentato le tasse, anche per sopperire  alle tangenti che durante i loro governi sono girate copiose.

Vediamo girare giornalisti, incapaci, assurti a opinion maker, quando non falsificano i loro titoli e diventano anche personaggi autorevoli.

Macchiette su cui dilettarsi, ma causa di ogni nostro problema.

Parlano, parlano, si sentono importanti e sparano sentenze contro la scuola che non è più quella di una volta, seria, nella quale si studiava davvero e gli insegnanti erano davvero preparati, non come quelli di adesso che vogliono essere assunti solo perché hanno fatto qualche supplenza, solo per 15 anni senza essere giudicati.

Invece loro affermano di essere preparati e competenti, politici senza uno straccio di titolo, solo diplomati, in quanto non riescono nemmeno a prendersi uno straccio di laurea, come affermano loro.

Nemmeno in questa scuola che da i titoli a tutti, loro sono riusciti ad arrivare a una laurea, mentre gli incapaci supplenti e i docenti vari, di ruolo di titoli ne hanno a iosa, lauree almeno quadriennali o specialistiche, titoli ulteriori obbligatori per avere altri punteggi e anche passati per concorsi, ma di sicuro avendo fatto la gavetta nelle scuole di tutto il paese, per coprire i buchi di organico che di anno in anno si liberano in scuole diverse, a 30 o anche a 40 anni, da un comune all'altro, nelle scuole sgarrupate, nelle scuole di periferia, nelle scuole abbandonate.

Vogliono una scuola che elimini il sapere della critica, che si adatti alle esigenze di una merce scadente, in un paese asservito alle esigenze del mercato neoliberista.

Ecco perché serve "un solo uomo al comando", con una corte di ignoranti come lui, che sanno che senza il loro capo non sarebbero niente, servi sciochi del padrone, senza arte o parte.

Abbiamo subito un ventennio di questi personaggi, yes men, escort (uomini e donne) contenti di essere arrivati al potere perché non discutono mai, né mettono in discussione quello che il capo decide.

E dopo questo periodo abbiamo dovuto subire il "potere dei tecnici", quelli con la laurea, i bocconiani, come fossero la verità assoluta, indiscutibile, senza errori o sbavature, anche questi ossequiati dai conduttori televisivi, sempre ossequiosi e plaudenti e anche questi grandi scienziati,  ligi ai poteri neoliberisti, anzi artefici di tali ricette, hanno dimostrato la loro ignoranza, per non parlare della loro malafede.

Allungamento dell'età pensionabile, esodati e poi si scopre che hanno ridotto alla fame pensionati, lavoratori e famiglie, che le loro ricette non funzionano, per finire svergognati, poiché una corte dimostra che hanno agito da banditi, senza rispettare le norme.

In altri paesi sarebbero banditi o incarcerati e messi in condizione di non nuocere, e invece li vedi ancora apparire senza vergogna in questi studi dei task show del nulla, come fossero vergini o angeli del cielo.

Anche questi a parlare di merito, competenze e frattaglie varie, quando la loro salita al potere è stata decisa da altri, perché anche questi eseguissero gli ordini di chi decide di vita e di morte delle persone.

Merito, concorso, test, una scuola che eroghi competenze, utili solo a ignorare la realtà che ci circonda, ignoranti dell'insieme e senza tanti grilli per la testa.

Ignoranti loro, partigiani a favore del potere, ignoranti i nuovi studenti, preparati solo per centri commerciali, nei reparti di vendita, per call center o fabbriche automatizzate.

Anche questi contro la scuola e contro gli insegnanti, teste calde che non subiscono, che non vogliono adeguarsi ai dettami del grande pensiero neoliberista.

E adesso assistiamo ai nuovi salvatori della patria, di centro, di destra o di periferia, anche questi creati da questi fantomatici luoghi di dibattito pubblico, ma centri di diffusione di ignoranza, scazzi e chiacchiere infinite.

Ecco perché la scuola deve essere domata, controllata, gestita, come il paese da una caterva di servi acclamatori del re, senza autonomia, senza proteste.

Il grande capo pensa, riflette e decide e non si discute, la corte degli ignoranti di cui si circonda non blatera, non sa che dire, non sa che ripetere il solito mantra, noi siamo bravi, noi siamo i migliori, noi siamo la forza invincibile e chi si oppone lo distruggeremo.

Se questo vale per il governo, vale anche per la regione, il comune, ma anche la scuola, un capo-padrone, con una piccola corte di yes men, che decide, pensa e premia i suoi sudditi, se si comportano secondo i suoi dettami.

Ecco perché la scuola si ribella perché di salvatori della patria ne abbiamo avuti a sufficienza, conductor, dux, imperator o rex ne abbiamo piene le scatole e di ignoranti, con o senza laurea, questo paese ne può farne a meno.

Ci vuole una scuola che non racconti favole, come fanno loro, ma che educa ai diritti, alla condivisione del sapere, alla costruzione di cittadini coscienti e critici e questa scuola si è sempre opposta ai loro desideri e i lavoratori della scuola, i più coscienti, sono convinti, oltre dei loro diritti, anche che loro sono dall'altra parte, contro il potere dell'ignoranza, perché tutti sappiano scegliere, in modo critico, sia il parlamentare, il governo e non si facciano imbrogliare dall'ultima vendita del prodotto meraviglioso, spacciato come novità.

Ecco perché il nuovo miracolato della TV non può subire la rivolta dei lavoratori della scuola, perché come si dice il re è nudo, alle chiacchiere i docenti contrappongono la loro forza, la passione e la fatica del crescere ed educare generazione su generazioni, e come sempre non sono stati ancora domati, non accettano la subalternità di essere giudicati da un capo incompetente e spesso ignorante, anche lui miracolato dirigente e sovrano assoluto.

"Spegnete" la TV, mandate all'altro mondo i servitori del reame nei media e continuiamo la rivolta dal basso, contro il re e contro i suoi ossequiosi valvassori nella scuola.

Torniamo ad essere protagonisti e coscienti della nostra potenza contro l'ignoranza al potere.

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La scuola in cattedra!

LA SCUOLA E' VIVA!!

Malgrado gli attacchi che in questi anni, causa invecchiamento dei vecchi docenti e ingresso di giovani di altra generazione senza storia e tradizione, la scuola riesce sempre a riprendersi e ribattere agli attacchi del governo.

Si perdono battaglie, ultima la riforma Gelmini, svenduta da alcuni sindacati nel momento che il movimento era in crescita.

Sembrava che anche l'ultima roccaforte che ha sempre contrastato in qualche modo l'idea di una scuola, modellata sulle esigenze di un modello aziendale, che in Italia ha dimostrato le sue pecche ed è senza prospettiva.

Un modello associato a bassi salari, personale flessibile e senza diritti.

Il governo era convinto che ormai i docenti non avrebbero reagito, ma quando si toccano l'orario del lavoro e lo stipendio si reagisce.

Volevano portare orario a 24 ore, il governo Letta ha dovuto ricredersi, volevano togliere degli scatti di anzianità già concessi, anche quelli sono stati conservati.

Adesso l'attacco più subdolo, presunta assunzione di precari, che da anno dovevano essere assunti, con il passaggio a una scuola sotto gestione autocratica di un DS, all'improvviso assurto a onnisciente e onnipotente, che decide se puoi avere aumenti, creando ennesima burocrazia che elimina la collegialità.

All'improvviso le docenti, le più silenziose, maggioranza nella scuola hanno deciso che non si può subire, che insegnare è un lavoro collegiale, difficile, impegnativo e non si può gestire sotto il controllo di un dirigente scolastico, diventato amministratore delegato.

Un mese di rivolta, dai presidi, ai flash mob, agli scioperi, alla protesta più visiibile, in centinaia di scuole in contemporanea, vestite di nere per significare che la scuola è morta.

Piano, piano la protesta si è allargata e anche i soliti silenziosi, accondicsenti sindacati hanno capito che i lavoratori stavano andando da una altra parte, da soli, autoorganizzati, con il rischio di essere  egemonizzati dai sindacati di base, conflittuali.

E' oggi 5 maggio 2015 la protesta clamorosa, inarrestabile è esplosa.

Scuole chiuse, o con poco personale e piazze piene e forse si ritrovano le idee della solidarietà.

Non servono le parole.

E' impossibile pubblicare le infinite immagini che girano sui social.

Ci metto solo le mie riprese di Torino e alcune foto, registrate dagli indomiti compagni di lotta di Quota 96.

BARI

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TORINO
carlo5maggio15

 

TRIESTE
tatjana5maggio15

DA SALERNO A ROMA

pio1

pio2

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Se il maggio arriva….

IL RISVEGLIO PRIMAVERILE

Occorre essere sinceri, in questa sonnolenta Italia, supina ai voleri dell'ultimo saltimbanco della politica, senza energia e senza slancio, mentre tutti aspettavano il grande trionfo del capetto e l'ultimo schiaffo alla costituzione e al diritto a una scuola aperta, luogo libero dalle convenienze politiche e dall'adagiarsi ai voleri della confindustria e dei suoi mefitici desideri di chiudere la storia di un'istituzione ribelle come è stata la scuola per tanti anni, si è aperto uno spazio, si è creata una contraddizione tra il silenzio assordante dei media, adagiati a rincorrere l'ultimo inutile spiffero di vacue chiacchiere, e i voleri del governo.

In silenzio, sui social, tanti gruppi di docenti si sono organizzati, uno indipendente dall'altro, ma con una condivisione di intenti e di lotta che ha spiazzato tutti.

In silenzio ogni gruppo, fuori dagli schemi consolidati dalle TV delle chiacchiere, aperte ai soliti noti, che spaziano da una TV all'altro, spesso in contemporanea su due diverse TV (in quanto registrati), che sproloquiano su tutti e su tutto, hanno costruito uno spazio condiviso, un luogo di "mi piace" e "partecipo" e "condivido" e hanno scavalcato sindacati e organizzazioni e autonomamente  hanno invaso le città.

Una nuova generazione, silenziosa per anni, dai precari divisi in tanti rivoli, vezzegiati, illusi e poi abbandonati (sono quelli delle graduatorie d'istituto, idonei..) che hanno capito che era l'ora di difendere i loro diritti a essere finalmente stabilizzati, ma che il governo ormai considerava inutili, residuo di un passato che non doveva ripetersi, insulso vocabolo parlare di "supplentite" a chi per anni ha attraversato il paese per avere un lavoro, una supplenza, un futuro, quarantenni sbattuti nel limbo della disoccupazione perchè colpevoli di avere fornito un servizio a un paese che non era riuscito ad espellere in altri paesi, come i tanti altri che hanno cercato un lavoro fuori dall'Italia.

Una vecchia generazione dei stabilizzati, vecchi e giovani, che hanno dovuto subire le vergognose scelte di un governo che voleva smantellare la scuola di tutti e per tutti, la scuola del tempo pieno, la scuola come luogo di crescita, spinta dalla Gelmini e dall'ultimo governo, a essere il luogo della formazione lavoro precaria, fatta di test che quando si sono visti destinati alla mercè di un preside-padrone, capo supremo di un'azienda scuola, che ti sceglie, ti premia e ti punisce, si sono ribellati e con forme di lotta inconsuete alla tradizione del vecchio movimento sindacale (flash-mob, vestiti di nero con i lumini) hanno vissuto il loro momento di gloria.

Le maestre e le insegnanti che sono state sempre restie a lottare, questa volta hanno ripreso il ruolo che le compete, non più a seguire il leader maschio, intellettuale formato al conflitto, abituato a primeggiare, hanno preso la testa del movimento e hanno imposto il loro modo di lottare, forse le "donne in nero" hanno ribaltato i ruoli in un ambiente in cui il maschio (DS, vicario, coordinatore o FS) ha sempre avuto il ruolo principale di referente e portavoce.

Senza facili entusiasmi, ma i movimenti nascono e muoiono, ma questo è un nuovo inizio di una nuova rivolta contro il potere di chi pensava che ormai aveva silenziato il dissenso, omologato tutti alla scuola dei quiz, alla scuola del signorsì, sulle spalle di quelle donne, maggioranza dei lavoratori sta la forza di quersto movimento e anche se sarà breve benvenute al conflitto, è ora di tornare in prima fila a lottare per i propri diritti.

Si spera che non abbiamo più voglia di rientrare nei soliti ruoli, le maestre che educavano gli scolari come fossero loro figli e si assoggettavano ai dictat dei DS.

Si spera che questo sussulto di orgoglio li porti a rimettere in gioco il loro futuro, il futuro di questa istituzione, che altri hanno cercato di distruggere.

E per me che con quest'anno finisce la mia attività lavorativa, quale migliore commiato di una scuola ancora in movimento!

E noi (vecchi lottatori) ci accoderemo dietro di loro, forse abbiamo trovato chi proseguirà le nostre storie.

Grazie a tutti quelli che mi hanno fatto sentire  di nuovo il fischio del vento della ribellione e maggio sta arrivando...

 Alcune delle immagini che girano in rete del flash-mob

del 23 aprile 2015 alle 20,30

Bari

Bari

Cassino

Cassino

Palermo

Palermo

Sassari

Sassari

Torino

Torino

Roma

Roma

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FINO ALL’ULTIMO RESPIRO

GIOVANI E VECCHI SIAMO TUTTI PRECARI!

La Controriforma Fornero delle pensioni è stata una vera e propria operazione di bio- politica che ha provocato vera e propria sofferenza, un sovrac carico nervoso, talvolta fonte di veri e propri danni alla salute a tutti quei lavoratori che prossimi alla pensione per età e per contributi si sono visti “rubare “ il futuro.
In particolare noi insegnanti Quota 96 abbiamo subito, in questi tre anni quella ” precarizzazione delle esistenze”, che ormai non riguarda solo i giovani, ma ci coinvolge tutti indipendentemente dall’ età.
Non stiamo a tracciare il percorso fatto di promesse deluse e beffe offensive che la “ giovane” e proterva classe politica ci ha riservato fino ad oggi!
Nella stessa logica che connota l’operazione Fornero si inquadra la Controriforma renzista della scuola.
Centrale all’interno del progetto complessivo appare la figura dell’insegnante , che viene ridisegnata sulla base di una visione aziendalistica estranea alla funzione che la scuola dovrebbe svolgere in quanto “Istituzione della Repubblica “ e non come “azienda di servizi all’utenza”.
La” mala scuola” di Renzi porta avanti un progetto di scuola che ormai da più di vent’anni si tenta di imporre e che come insegnanti ci ha logorato con il progressivo avvilimento del nostro status , non solo sul piano retributivo, ma soprattutto sul piano della nostra “autorevolezza” e della” percezione di sé”.
La scuola immaginaria, che la classe dirigente e i media amano narrare , in crisi profonda, inefficace e inefficiente, scollata dalla società in continua trasformazione, dove insegnanti e studenti vivacchiano senza passioni, a poco a poco si sta materializzando e come un subdolo morbo ci avvelena e rende insopportabile il mestiere di insegnante anche a chi in una lunga carriera ha interpretato il proprio ruolo con piacere e passione.
Noi insegnanti alle soglie della pensione , oltre che precarizzati veniamo continuamente colpevolizzati , il nostro savoir faire pedagogico, costruito in anni di relazione in classe, viene considerato come un vecchio e superato strumento dell’insegnante artigiano, non adeguato al modello tecnologico-efficientista che si vuole imporre.
In questi anni il nostro mestiere è stato stravolto e l’insegnante sempre più modificato in burocrate della conoscenza, impiegato annoiato e subalterno , esecutore privo di passione e quindi incapace di accenderla nei giovani suoi allievi. Altro che “erotica dell’insegnamento”…!
La scuola delle “passioni tristi” , la scuola “ipercognitivista” delle competenze si fonda su una concezione meramente utilitaristica del sapere , che fa prevalere il principio di prestazione, la misurabilità, la pretesa di efficienza di stampo aziendalistico, opprime l’insegnante, caricato di un pesante sentimento di inadeguatezza.
La stessa enfasi con la quale si spinge per cancellare criteri di progressione di carriera legati all’anzianità, introducendo meccanismi premiali per nulla trasparenti, suscita una tensione ansiogena tra gli insegnanti messi in competizione per quattro soldi in più e soggetti agli umori del Dirigente.
Chi ha insegnato per 35 anni e più non aspira a ” fare carriera “ fuori dalle classi nello “staff” del Dirigente, personalmente ritengo che uno dei motivi che mi hanno sostenuto nel mio mestiere di insegnante sia la soddisfazione che ogni tanto , ahimè sempre meno, provo quando accendo una scintilla di vero coinvolgimento emotivo e intellettuale nei miei studenti.
Respingo quindi con sdegno la proposta che la Ministra Giannini ventilò, dopo l’ennesima beffa ai danni di noi QUOTA96 nell’Agosto scorso, quando ci prospettò una possibile “promozione” in un fantomatico organico funzionale, devoto alle” magnifiche sorti e progressive” della scuolaccia renzista.
Non cadiamo nel tranello di chi vuole dipingere come “fannulloni” gli “stressati del lavoro”, che sono in aumento , viste le trasformazioni del lavoro, che hanno reso alcune professioni”intellettuali” come appunto l’insegnamento sempre più a rischio stress.
Si riconosca piuttosto finalmente che il lavoro dell’insegnante è usurante e che non si possono trattenere in servizio coloro, come i Quota96, che in questi anni, di feroci attacchi ai diritti, hanno subito un logorio nervoso, che non permette più loro di svolgere il proprio “mestiere” in modo soddisfacente per sé e proficuo per i propri allievi.
QUOTA 96 I DIRITTI NON SI ROTTAMANO!

Carlo Morgando

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Quanta pazienza!

E quanta fatica!

È una fatica di Sisifo quella che conduciamo da anni e spesso sei esausto, pensi di essere finalmente arrivato alla fine di questo per corso fatto di delusioni, illusioni, incontri esaltanti, anche piccolezze umane e grande solidarietà.

Ci sono alcuni che hanno tirato di più la carrozza, sobbarcandosi viaggi su viaggi, interrogazioni, assediare parlamentari e tanta pazienza, forse Francesco non si è reso conto che senza questa sua testardaggine saremmo tutti tranquilli e sconfitti.

Ognuno a rimuginare su quello che si è fatto o meglio dove abbiamo sbagliato, alcuni di noi saranno in pensione dopo 3 anni, altri invece rischiano ancora di doversi sobbarcare altri anni, ma come ogni anno quando sembra tutto perso si rilancia, si riesce a non farci dimenticare.

Vi è chi lavora in silenzio e chi è più esposto, ma in questi anni vi è stato, malgrado tutto un amalgama tra un gruppo di compagni di storia e di fatiche, anche con asprezze, ma tutti convinti che non si dovesse subire e accettare il muro di gomma governativo.

I parlamentari hanno tutti gli elementi per scontrarsi con il governo, non ci sono alibi, siamo dimezzati, i costi reali sono meno della metà di un F35, possono scambiarci con il revocati, docenti messi d'ufficio in pensione a 65 anni, contro la loro volontà.

Vorrei concludere questo anno, malgrado io dovuto subire i miei 3 anni di condanna aggiuntiva, sapendo che gli altri hanno la pena dimezzata, ci vuole forse più convinzione da chi ormai aveva abbandonato qualsiasi iniziativa.

Che questi ultimi mesi, aprano quella finestra che è rimasta chiusa, forse occorre forzarla un pochino, chi ha voglia di spingere?

 Audizione 7 aprile 2015

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Le mani sulle pensioni

Un nuovo presidente, una nuova fregatura!

Il dramma di noi e di questo paese è che esistono personaggi inqualificabili o meglio lazzaroni, banditi o ladri patentati assurti agli onori della cronaca e spesso diventati parlamentari in quanto utilizzano i partiti come autobus per la carriera, spesso anche incapaci ignoranti e in malafede.

Abbiamo anche giornalisti pronti a rilanciare qualsiasi minchiata del politico di moda o che potrebbe servire per la carriera nei giornali o nelle tv, frasi smozzicate, battute da bar e in questa merda qualsiasi persona che sembra meno ignorante assume incarichi importanti.
Al posto del recordman di cariche Mastropasqua è arrivato all’INPS Boeri, ha dalla sua anche che in questi anni si è costruita una solida fame, quando scrive dimostra di conoscere le tematiche di cui parla, più di tanti altri, ma come tutti anche lui ha una sua visione delle cose, non è un tecnico, neutro, senza posizioni politiche, è un suo diritto e nessuno su questo ha molto da dire.
Ma quando in questi giorni sta strombazzando di intervenire sulle pensioni, in cui mischia iniziative condivisibili ad altre senza capo e coda uno inizia a preoccuparsi.
È chiaro che alcune pensioni sono scandalose, sia di coloro che godendo di incarichi prestigiosi godono di pensioni superiori ai 5 mila euro al mese, sia di coloro che non avendo potuto acquisite contributi elevati hanno stipendi da fame.
Ho il dubbio che si attacchino i primi per poi colpire anche quelli che stanno un po’ sopra la media, succede sempre così e quindi occorre prestare attenzione alle sue mosse.
I primi dovrebbero essere tagliati in modo serio e occorre stabilire un massimo assoluto sia negli stipendi che nelle pensioni.
Poi però uno sente delle affermazioni e rimane sbalordito: la maledetta INPS che ha sempre imbrogliato sui presunti Q96 aventi diritto e sui costi relativi, in modo subdolo per non farci andare in pensione, continua a fare errori che nemmeno un neofita alle prime armi farebbe.
Continuano a sovrastimare costi e platea degli aventi diritti per non risolvere la questione una volta per tutte, modificando la norma Fornero.
Hanno fatto 6 salvaguardie, in cui un migliaio di Q96 ci sono entrati, ma i costi stimati e la platea coinvolta è sovrastimata, 170 mila previsti, domande che non arriveranno a 130 mila, un errore del 25 %, costi previsti circa 12 miliardi, soldi che non verrano spesi 3 miliardi, il 25%.
È vero Boeri ancora non era presidente, ma uno che si occupa di pensioni queste informazioni dovrebbe averle oppure prima di parlare chiedi lumi.
Ma non basta, cosa ti inventa il nuovo presidente INPS, i 3 miliardi non spesi, invece di utilizzarli per gli scopi a cui sono previsti dalle norme, si inventa che gli esodati non ci sono più, non esistono più esigenze da soddisfare, in quanto le stime erano sovrastimate, invece di studiare realmente la situazione reale del mondo del lavoro.
Scoprirebbe che spesso le norme contemplate dalle salvaguardie hanno stabilito scadenze e paletti che escludono molto altre figure, quando non bloccano per qualche mese o giorni altri che ne avrebbero diritto.
Non sa che ancora tutti non hanno presentato domanda perché la data non è in scadenza e alcune date arrivano a fine 2015.

Non sa che dati facilmente rintracciabili in rete o di cui si discute in parlamento prevedono situazioni di crisi per almeno altri 200 mila lavoratori o esclusi da situazioni precedenti.

Anche la Fornero raccontava che gli esodati prevedibili al momento del varo della sua norma erano 55 mila, mentre i sindacati li valutavano in 330 mila.Si falsificano i dati per far accettare norme assassine, scelte politiche dettate dai vari organismi che decidono sulla vita delle persone in carne e ossa, trasformando le persone in numeri, dando numeri errati per corroborare le loro politiche di tagli.

Ma quando il responsabile della vita ai diritti dei lavoratori non sa oppure è in malafede che i 3 miliardi che non verranno utilizzati, per il comma 235, art. 1 della legge 228/2012 devono essere utilizzati solo per questo scopo e non per dare un sostegno a chi è in difficoltà, siamo di nuovo caduti dalla padella alla brace e quindi sorge un dubbio ma in quali mani siamo caduti.
A proposito si stava discutendo al parlamento di una settima salvaguardia per 49.500 mila nuovi salvaguardati, sono i posti che si presume resteranno non coperti dalle salvaguardie precedenti e qualcuno ipotizzava che ci potessero entrare anche i Quota96 residui, ho il dubbio che Boeri abbia fatto un enorme piacere a Renzi che non vuole modificare la Fornero, diciamo che si fa tanto fumo per nascondere l’arrosto, l’ennesima fregatura.
Poporranno la flessibilità in uscita come la risposta che soddisfa tutti e così nella disperazione tutti subiranno l’ennesimo taglio alle pensioni.

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