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NO A TUTTE LE GUERRE!

L’UTOPIA DELLA CONVIVENZA TRA I POPOLI.

LA LOCRIDE SCENDE IN PIAZZA PER LA PACE!

Ormai ci siamo quasi abituati che la guerra in Ucraina diventi una quotidianità.

Quando le notizie non sono “calde” perdono importanza, causa il flusso continuo di eventi importanti o meno, da cui veniamo inondati da TV e social, e vengono quasi dimenticate.

Digeriamo tutto: guerre e morti in mare, quasi che la vita altrui non ci riguardi.

Poi arriva l’evento, l’imprevisto, la strage o il pericolo di una guerra nucleare e i nostri sensi sopiti si svegliano, ma basta poco e ritornano nell’oblio.

Viviamo in un mondo in cui le differenze sociali sono aumentate in modo enorme, spesso stratosferico e ci accorgiamo solo adesso che la nostra economia è soggetta a speculazione finanziaria o a causa della guerra.

I prezzi della guerre li paghiamo tutti e quelli che ne risentono di più sono i “poveri”, quelli che in condizioni normali  riescono a cavarsela in qualche modo.

Ci accorgiamo finalmente che il mondo è interconnesso, che paghiamo anche noi lo schierarsi con un paese in guerra o con l’altro.

Stare con l’Occidente o  con l’Oriente, come che tutto fosse lineare. 

Da una parte il bene, dall’altra il male. 

Da una parte la democrazia, dall’altra la dittatura.

Eppure ci dimentichiamo velocemente delle dittature che hanno determinato lo sviluppo dell’Europa. 

Il nazismo, che si è ispirato al  fascismo, ha determinato  una tragedia che ha portato a più di 60 milioni di morti, militari e civili.

Per non parlare dei progrom  contro gli ebrei, politici, rom e diversi e le deportazioni nei campi di sterminio.

L’Europa ha accettato fino agli anni ’70 le dittature di Spagna e Portogallo, ha subito le dittature del Sud America, foraggiate dagli USA.

Ancora adesso si tace sulle dittature che esistono in giro, ma si tace se servono ai nostri interessi o della NATO, vedi Turchia e Egitto.

Non dimentichiamo anche le dittature del blocco sovietico nei paesi dell’est, alcuni tragicamente ritornati a regimi autoritari, dopo l’implosione dell’Unione Sovietica, diventati membri nell’Europa e anche nella Nato.

Siamo ritornati ai blocchi di partenza dopo l’ottantanove, due mondi in contrapposizione a scontrarsi.

Ci dimentichiamo che le guerre non sono mai terminate, interessi contrastanti tra i due blocchi e il mondo che non riesce a superare il dramma della fame dei paesi poveri.

La divisione delle ricchezze in modo diseguale tra chi le possiede nel sottosuolo, i paesi africani e asiatici, e chi sfrutta la propria potenza economica e militare, l’Occidente ricco, per accaparrarsele e difendere il tenore di vita dei propri cittadini.

Guerre continue, in Iraq, Afganistan, Libia, nei sultanati, spacciati per guerre di democrazia e di libertà e altri focolai di guerra tra popoli vicini, la Palestina o il dramma dei curdi e tanti altri di cui dimentichiamo i nomi.

Invece, dovrebbe essere chiaro che si combatte per i materiali  del sottosuolo, gas per le nostre industrie e le nostre case o metalli rari per per  i nostri prodotti tecnologici e altro.

Improvvisamente tutto queste differenze, guerre e morti arrivano nei porti a noi vicini.

Movimenti di milioni di persone tra stati vicini o che arrivano dalle nostre parti, ci fanno capire che occorre affrontare in modo globale le sfide attuali, a partire dalla questione ecologica.

Uomini di grande levatura morale e politica hanno voluto costruire un’Europa federale e pacifica proprio per evitare ulteriori tragedie e milioni di morti, con Il Manifesto di Ventotene, oppure il tentativo di Gorbaciov di portare la Russia a essere parte dell’Europa.

Un’idea diversa di convivenza tra popoli diversi e invece si continua a dividersi, a creare altri stati, piccoli  o grandi, ognuno pronto a costruire muri tra i confini e spesso tra culture e tradizioni di popoli, che abitano nello stesso spazio fisico.

Dobbiamo ribaltare il senso comune di paura e di odio per l’altro, che le forze politiche utilizzano per influenzare gli elettori, per aumentare voti.

Dobbiamo lavorare e investire fondi,  per avere LAVORO per tutti, una SANITÀ efficiente sul territorio, ISTRUZIONE garantita e uguale su tutto il paese.

Dobbiamo lottare perché le ricchezze del nostro PIANETA, che appartengono a TUTTI, servano per diminuire le disuguaglianze e le povertà inaccettabili di una parte del mondo, cause di guerre e morti.

Dobbiamo smettere di utilizzare i fondi per costruire armi sempre più letali, che ammazzano a distanza, quando non rischiano, come le BOMBE NUCLEARI a portarci a una catastrofe, che può distruggere la vita dell’uomo.

E’ inaccettabile che si continui a voler aumentare gli investimenti per le spese militari, quando le emergenze che dobbiamo affrontare sono altre, morti per fame, disoccupazione, salute, clima, istruzione.

Quei fondi potrebbero servire per aiutare i popoli in difficoltà, per costruire fabbriche per lavorare le materie prime che si trovano in quei paesi e invece spesso arriviamo con i nostri caccia, con i nostri droni per scaricare bombe sulle loro teste.

Occorre ribadire che occorre iniziare a ridurre le armi nucleari, spese folli e controproducenti, altri paesi altrimenti si sentono autorizzati a fornirsi di questi strumenti di morte.

Se vogliamo la Pace, occorre costruire la PACE.

Occorre che tutti noi, con le nostre iniziative, obblighiamo i governi dell’Europa e del mondo a sedersi a un tavolo a discutere di come affrontare le questioni globali del nostro mondo.

Per questo tacciano le armi, primo passo, per evitare ancora morti innocenti, vittime delle guerre e delle invasioni.

Di torti o ragioni si discute ai tavoli di discussione, in modo aperto e ognuno riconosca i propri errori e sia disponibile ad accettare i diritti degli altri.

LE GUERRE non portano pace, portano ancora morti.

Con questa riflessione, parteciperò alla manifestazione per la PACE di sabato 3 dicembre a Locri.

 “Si svuotino gli arsenali, si colmino i granai.” Sandro Pertini, Messaggio di fine anno agli Italiani, 1979

Pubblicato sul Mensile Calabria Positiva di Riviera 27 novembre 2022