Sika:chi è il colpevole

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Inquinamento area Sika (ex AXIM) e dintorni

I cittadini di Siderno hanno sempre la fortuna di trovare sindaci responsabili e informati quando si tratta di autorizzare nuove fabbriche potenzialmente rischiose.

Non era stata completata la bonifica exBP, nel 2003 vi era stato un primo intervento parziale, che arriva una nuova tegola, nel 2004 il Sindaco, Alessandro Figliomeni, dichiarava: “L’Amministrazione comunale è stata informata dal responsabili dell’industria che nel terreno di proprietà della Calcementi sorgerà uno stabilimento Axim, altra società della casa madre Italcementi, per la produzione di additivi per cemento e calcestruzzo. 

Si tratta di un tipo di lavorazione di sola miscelazione, con acqua e a freddo, di sostanze di vario tipo senza alcuna reazione che comporti la formazione di prodotti chimici diversi da quelli impiegati. Le stesse sostanze utilizzate per questa produzione non sono classificate né cancerogene, né tossiche, esplosive o infiammabili, e non rappresentano rischi per la salute. 

Il processo di miscelazione a freddo non provocherà alcuna reazione, neppure la formazione di residui da dover eliminare e smaltire, e non formerà gas di alcun tipo.” Riviera del 3 ottobre 2004, pag. 15.

Questa era la risposta ad una preoccupata lettera di Sasà Albanese, allora dirigente dei Verdi, che chiedeva delucidazioni in merito alla paventata apertura di una nuova azienda, non lontano dalla BP.

Nello stesso periodo, una lettera di un consigliere comunale di Siderno, Vincenzo Carnà, DS, e successivamente, nel 2005, di 5 consiglieri della stessa area chiedevano delucidazioni rispetto ai rischi associati a questa azienda.

Una piccola riflessione potrebbe chiudere il discorso di fronte ad una risposta simile, che sembra la stessa che diede il professore Uccella, Università di Catania, che riportavo nell’articolo uscito sabato 20 aprile “BP: lavoro e fabbriche dei veleni”, crassa ignoranza, ma che non può soddisfare.

Sono passati 20 anni dall’articolo di Uccella, allora si poteva non essere a conoscenza dei rischi chimici, ma 20 anni dopo, affermare con certezza che una reazione chimica non implichi modifiche delle sostanze utilizzate e non porti a emissioni di altri gas, si rimane increduli e perplessi.

Come mai allora, nessuno si è preoccupato di farsi consegnare i documenti del ciclo di produzione da parte di Axim? I documenti, che abbiamo visionato in Comune, ci lasciano perplessi: c’è un foglio della Provincia che parla di uno stabilimento sito nel Comune di Stilo, distante 30 Km, da dove è collocato, un altro con cancellature e scritte a mano, qui mi fermo.

Gli uffici comunali non hanno personale competente ad affrontare problematiche relative ad insediamenti industriali, in particolare chimici.

L’azienda qualche anno dopo inizia la produzione.

Nel 2013, Celestino Napoli, mi informa che vi è questa fabbrica, che inonda i residenti di effluvi odorosi non piacevoli,  che li preoccupa.

Siamo in estate, lo informo che appena rientro a Torino, dove insegno, cercherò notizie e gli darò informazioni.

Scopro qualche mese dopo che ha lasciato perdere perché non si fidava di alcune persone del luogo.

Nel frattempo aveva raccolto insieme ad altri tra cui Pino ed Enzo Ieraci, residenti nella zona e vecchi militanti del Comitato ecologico di Pantanizzi e zone limitrofe, 700 firme su un documento  indirizzato, a fine anno, alla commissione straordinaria del comune di Siderno, al procuratore della Repubblica di Locri, alla Dda di Reggio Calabria, al Noe dei Carabinieri, all’Arpacal, al responsabile dell’Ufficio igiene e malattie preventive dell’Asp, ai vigili del fuoco e al capo dipartimento della Protezione Civile.

«I cittadini di Siderno, in particolare quelli residenti nella zona di Pantanizzi  sono fortemente preoccupati…La lavorazione delle sostanze chimiche utilizzate dalla Sika Italia Spa al di là dei rischi per la salute, provoca la diffusione nell’aria di un fetore insopportabile, che penetra nelle abitazioni anche ad infissi chiusi e procura malesseri e bruciori. 

Di nuovo a tantissime famiglie viene negato il DIRITTO ad una vita civile, serena e sana. Urgono, pertanto, accertamenti rapidi e, nel frattempo, provvedimenti per impedire emissioni gassose nell’aria….

Ribadiamo, ovviamente, il diritto al lavoro (ancora più prezioso di questi tempi), ma ciò non deve tradursi in attentato alla salute, prevaricazione e lesione di sacrosanti princìpi. Chiediamo, pertanto, che le autorità in indirizzo si adoperino affinché la suddetta azienda, non voluta altrove e fonte di malessere, venga rimossa (…) Nel frattempo chiediamo un intervento immediato da parte delle Istituzioni onde conoscere:

a) quale tipo di produzione è in essere

b) quali sostanze chimiche sono utilizzate e/o prodotte, e se detto impianto opera nel rispetto delle Leggi

c) dove vengono scaricate le acque reflue dei prodotti lavorati

d) dove un impianto del genere deve essere ubicato (di certo non in mezzo alle abitazioni!)

La comunità sidernese non è più disposta ad accettare passivamente il ripetersi di situazioni che mettono in discussione il diritto sacrosanto di vivere in sicurezza e serenità. Si resta in attesa di urgente riscontro».

Il riscontro non è mai pervenuto, come anche a una nuova sollecitazione  nel 2014.

Ormai in pensione dal settembre 2015,  sono a Siderno, dove passo molti mesi, con Pino Ieraci e Celestino, tra passeggiate, mare, sole e discussione.

Sollecitato da Celestino, decido di accompagnarlo in Comune, non più commissariato da maggio 2015, giunta Fuda, per i problemi della zona: strada impraticabile quando piove con  case isolate tra spiaggia e ferrovia e problema Sika.

Il 12 aprile 2016, ci presentiamo in Comune, in tre, compreso Pino, e siamo ricevuti dall’assessore Ambiente e vicesindaco, Anna Romeo, che ci informa che avevano pochi giorni prima autorizzato lo scarico nel Torrente Lordo delle acque reflue del piazzale della Sika.

Possiamo dire che da qui si apre una nuova storia per Siderno, dal punto di vista ambientale.

Qualche giorno dopo incontriamo anche il Sindaco Piero Fuda, che ci informa anche della sua forte preoccupazione per la exBP.

Celestino che non stava molto bene da tempo, aveva chiesto accoratamente al Sindaco di fare presto, ma all’uscita ci fa presente che lui non poteva occuparsi più di tanto, in quanto lo sforzo peggiorava la sua salute, e quindi ci invitava a occuparcene noi.

Un po’ perplessi, io e Pino ci guardiamo e tra il serio e il faceto, ci diciamo almeno questa estate avremo qualcosa da fare.

Ai primi di giugno, prima uscita pubblica di alcuni residenti di Pantanizzi, davanti alla Chiesa di  Portosalvo, con qualche volantino, io a Torino.

Il 10 giugno, a un incontro pubblico del PD a Locri, decidiamo, i soliti tre, di portare un volantino sulla problematica SIKA, firmato Comitato a Difesa della Salute dei Cittadini Sidernesi.

Rimasto da solo perché la riunione va per le lunghe, gli altri avendo una pizza con amici e mogli, intervengo spiegando alla platea la gravità della situazione.

L’Assessore all’ambiente della Regione, Antonella Rizzo, ascolta con interesse, risponde, ed è disponibile ad incontrarci.

Noi nel frattempo continuiamo a informare i cittadini, a luglio siamo presenti a un concerto  all’aperto in piazza Risorgimento, accanto alla vasca monumentale, a Siderno, con cartelloni esplicativi.

A inizio settembre, dopo la scoperta della bomba chimica della BP, vi è un susseguirsi di assemblee, a partire dal 26 settembre 2016, consiglio comunale il 10 ottobre, che si impegna, all’unanimità,  di bloccare ulteriori insediamenti chimici nel comune, fino alla manifestazione dell’otto luglio 2017 con circa tremila partecipanti, promossa dal Sindaco e con l’adesione di 70 associazioni.

A febbraio 2017, il Sindaco Fuda ci avvisa che gli sono arrivati dei documenti dell’azienda sui campioni effettuati, a novembre 2016, nei 7 piezometri intorno allo stabilimento, che riportano valori altissimi di sostanze inquinanti  rispetto alla norma.

La SIKA produce polimeri acrilici e additivi per cemento e calcestruzzo, su due diverse linee, una per i polimeri acrilici, che servono come prodotto intermedio per gli additivi, altra linea.

Nel 2013, dopo avere acquisito AXIM, azienda del gruppo Italcementi, l’anno precedente, ha modificato il ciclo di produzione, per ridurre la puzza di acido solforico, dal tipico odore di uova marce, aggiungendo  Soda caustica.

Per anni la Sika è andata avanti con autorizzazioni temporanee della Provincia, in quanto  l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), secondo l’azienda, per il tipo di produzione non era necessaria, affermando che il processo produttivo fosse unico e per il prodotto finale gli additivi,  non fosse obbligatoria.

Nel 2015, anche per le modifiche legislative intervenute, solo la determinazione dell’Assessore Ambiente della Regione, adesso competente per il procedimento, aveva costretto la SIKA a fare le pratiche necessarie affinché la fabbrica potesse proseguire nell’attività.

Di fronte ai ritardi di presentazione dei documenti e l’avviso che in caso contrario la produzione sarebbe stata sospesa, hanno regolarizzato la situazione e ad ottobre 2016 l’AIA è stata concessa.

Malgrado sollecitazione anche da ambienti industriali, una delle due linee di produzione, quella dei polimeri acrilici, era stata sospesa a luglio, dopo l’informazione da noi ricevuta a Locri.

Ripresa successivamente ai primi di settembre, per pochi giorni, per eliminare il materiale rimasto nei reattori, in quanto l’azienda affermava che ci fosse il rischio di esplosione  con gravi rischi! Viene riaperta dopo la concessione dell’AIA.

A novembre 2016, dopo i risultati delle analisi preoccupanti della Sika, come richiesto dal piano di controllo dell’AIA,  l’Arpacal ha iniziato a fare controlli.

Dai documenti della fabbrica chimica, disponibili al Municipio, risulta che nel processo produttivo viene utilizzato, tra gli altri prodotti, acido poliacrilico, acido solforico e un biocida (Acticide MV), con  presenza di cloro,  ed espelle dai camini: Idrogeno solforato, Biossido di zolfo, Ossido di azoto e i COV (composti organici volatili), tutti a valori inferiori alla norma, e particelle fini (PM10).

L’Idrogeno Solforato (H2S) può essere cancerogeno a più bassi valori di quelli consentiti.

Tra i COV, altamente cancerogeni ci sono cloroformio, tricloroetilene (trielina), tetracloroetilene, gli altri sono irritanti e tossici anche per l’ambiente, oltre che per l’organismo umano, con gravi rischi alla salute.

Sui prelievi effettuati da novembre 2016 al mese di luglio 2017 dalla stessa SIKA e dall’Arpacal, nei sette piezometri posizionati tutt’intorno alla fabbrica, come previsto dall’autorizzazione AIA, le analisi evidenziano valori di sostanze cancerogene al di fuori di ogni possibile dubbio sul fatto che il sottosuolo di quel sito è inquinato da TRIELINA, CLOROFORMIO, TETRACLOROETILENE e altre sostanze cancerogene.

Verifiche nelle acque sotterranee dei pozzi privati, situati nei dintorni e di tutta una fascia allargata alla zona “industriale” di Pantanizzi, danno valori molto più bassi, minimi o assenti, come risulta dalle stesse analisi dell’ARPACAL.

La Regione, preoccupata, dopo un incontro a Catanzaro, il 1º giugno 2017, convocato da Maria Teresa Fragomeni, consigliera comunale dei DS, e la presenza dell’assessore Rizzo, presenti alcuni consiglieri comunali e le associazioni ambientaliste, ha stanziato 174 mila €, affidati e acquisiti dal Comune per fare un piano di caratterizzazione della zona intorno alla SIKA e all’area inquinata.

Il piano di caratterizzazione, con il contributo anche nostro e di un geologo della zona, massimo esperto della morfologia dell’area inquinata, viene bandito sulla base di 130 mila € e vinto da una ditta di Lecce, con un forte ribasso, per poco più di 106 mila €.

Tra noi del Comitato e ARPACAL, non sempre vi è stata concordanza rispetto alle analisi e alla collocazione dei 24 piezometri previsti.

Abbiamo trovato molto più concordanza con Assessore Ambiente, che con la struttura tecnica della Regione.

Abbiamo sempre avuto impressione che Arpacal, tenda più ad ascoltare le ragioni della SIKA, o meglio dei periti esterni dell’azienda che affermano e cercano di dimostrare che tali veleni non sono compatibili con la produzione di polimeri acrilici e additivi per cemento e calcestruzzo, spesso con teorie che ci sembrano non reali.

Siamo sempre stati guardati con sospetto, come quando in un incontro a Siderno, presenti noi, ARPACAL di Reggio e Catanzaro, di fronte alle mie osservazioni che i dati e i relativi grafici di tutta la zona inquinata portino alla SIKA, mi è stato detto da un dirigente Arpacal: “non mi faccio strumentalizzare”.

Ho risposto che l’azienda non può restare, in quanto le emissioni in aria non sono rassicuranti, anche se l’inquinamento dei terreni dipendesse da altre cause.

Oppure la contestazione che la disposizione dei 24 piezometri, suggerita da noi, tendesse a restringersi intorno alla SIKA, cosa non vera.

Alla fine di una discussione, esclusi, come Comitato, la dislocazione dei piezometri è stata fatta, come era ipotizzato nei documenti del geologo, perito esterno della azienda chimica.

Il piano prevedeva perforazioni a secco, è stata utilizzata acqua in quanto l’azienda non aveva macchinari adatti!

Dopo 5 mesi di lavori, da agosto a novembre 2018, hanno dato come risultato 24 buchi nell’acqua e nel terreno.

Una spesa di 106 mila € e nessun risultato definitivo, si riparte da una proposta simile a quella da noi prevista, una zona ristretta ad alta concentrazione di cancerogeni, sempre confinata intorno alla fabbrica, ma alla ricerca di un ipotetico pozzo sotterraneo, che nasconderebbe queste sostanze cancerogene e le rilascia nel sottosuolo.

Malgrado le dichiarazioni dell’azienda, che le sostanze inquinanti non sono compatibili con la produzione in atto, noi pensiamo che non sia possibile continuare la produzione, se non venga prima svolto un controllo approfondito su tutto l’intero processo produttivo, sulle sostanze utilizzate o emesse e sugli scarichi dei reflui di lavorazione in acqua.

Chiediamo interventi immediati per scongiurare ulteriori rischi, in quanto le emissioni in atmosfera di sostanze tossiche e in alcuni casi potenzialmente cancerogene non ci lasciano tranquilli, in zona ad alta densità abitativa, malgrado l’azienda rispetti le norme previste

I cittadini si trovano nell’impossibilità di utilizzare l’acqua dei loro pozzi per usi irrigui e non possono nemmeno consumare frutta e verdure da loro prodotte.

Abbiamo esperienze in tutta Italia, che dimostrano che spesso, dopo molti anni, i cittadini scoprono che la tal fabbrica ha inquinato torrenti, i terreni e i cittadini hanno malattie non previste, di casi simili potremmo fare un lungo elenco.

La zona Pantanizzi è stato un laboratorio di sperimentazione dei veleni delle fabbriche, non sarebbe ora che si pensi di non esporre, ancora, i cittadini residenti a rischi di inquinamento cancerogeno?

Pubblicato su il Meridione del 25 aprile 2019

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