1977-1

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  Il proletariato giovanile

Gli anni ’70 volgono al termine, dieci anni di iniziative e di lotte, lasciano una scia di conquiste che rimarranno nella società fino ad oggi (2012).

La generazione del 1968 è diventata maggiorenne, si è laureata o ha preso altre strade, quando all’improvviso arrivano i “fratelli” più piccoli.

Una nuova generazione di studenti e lavoratori si affaccia sulla scena, in un contesto cambiato.

Dalle grandi aspettative della generazione precedente si passa alla mancanza di prospettiva per loro.

Finito il “miracolo” italiano, si inizia a parlare di sacrifici, il capitalismo italiano ha la necessità di una ristrutturazione, sia essere competitivo nel mercato globale, ma di più per rimettere in discussione le conquiste operaie degli anni precedenti (dallo Statuto dei lavoratori del 1970, al punto unico della scala mobile del 1975, alla cassa integrazione) e in particolare per arrestare il potere in fabbrica, con il diritto alla contrattazione.

Queste conquiste erano il punto di mediazione, raggiunto in quegli anni.

Forse il movimento avrebbe avuto la forza di raggiungere risultati migliori, ma i dirigenti che contrattavano mediavano le richieste che arrivavano dalle lotte.

Nel 1977 vi è una rottura tra le esigenze dei giovani che non vedono futuro e hanno esigenze diverse dalla generazione precedente.

Si inizia a parlare di sacrifici e di questo si fanno portatori il partito dei lavoratori PCI e i sindacati.

Negli anni precedenti non vi era stata rottura tra i partiti maggiori della sinistra e i gruppi che rappresentavano i giovani del 68, anzi vi erano stata unità nelle manifestazioni contro le stragi ed in qualche modo vi erano state dei riconoscimenti anche formali, come far parlare i giovani alle manifestazioni sindacali.

Nel 1977 di fronte alla crisi anche dei piccoli gruppi a sinistra del PCI, i giovani diventano più esigenti e non accettano le prospettive a cui vogliono costringerli sindacati e PCI.

Sono anche diversi dai giovani del 1968, sono più creativi nelle loro forme di contestazione, cercano luoghi di aggregazione per condividere le esperienze, lottano per l’autoriduzione dei prezzi e contro il carovita.

E’ di quel periodo la rottura con i sindacati, che volevano accordarsi con il capitale, e il PCI, che con il segretario di allora Enrico Berlinguer, parlava di sacrifici.

Ma la rottura maggiore era a livello culturale, in quanto sindacati e partiti non riuscivano a capire questa generazione, le loro richieste, le loro aspirazioni.

Momenti emblematici sono stati la cacciata di Luciano Lama, segretario della CGIL, dalla Università “La Sapienza” di Roma da parte degli studenti e la “militarizzazione” della città di Bologna da parte dell’esercito dopo la morte di Francesco Lorusso, studente universitario di Lotta Continua, ucciso dalla Polizia.

Da una parte vi erano lo Stato e il PCI, dall’altro gli studenti e i giovani.

La repressione da parte dello Stato e le scomuniche di sindacato e PCI che accusavano i giovani di essere contro di loro.

Di fronte a questa situazione, una parte dei giovani, si sposta nell’area dell’Autonomia e in parte confluisce nelle organizzazioni della lotta armata.

Ma di questi anni, occorre ricordare la forza creativa di quella generazione, gli sberleffi degli “Indiani metropolitani”, la forza delle femministe, la lotta antinucleare, le radio libere.

La storia del 1977 a Bologna nelle foto di Enrico Scuro 

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