Greta e Simone:giovani e futuro

Greta e Simone:giovani e futuro

14/04/2019 Lavoro 0
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Giovani per un futuro diverso

I vecchi spesso sono convinti che solo loro possono dare consigli ai giovani, in quanto hanno esperienza di vita e conoscono il mondo.

Non voglio parlare al posto dei giovani, non ho l’età per farlo, spero che riprendano ad essere protagonisti del loro futuro e  per una società diversa.

Ne abbiamo bisogno tutti, giovani e vecchi.

Non tutti i giovani sono uguali e la diversità arricchisce.

Voglio collegare due fatti che sembrano più lontani  possibile.

La rivolta generata dalla giovane svedese di 16 anni, Greta Eleonora Thunberg Ernman, e l’intervento del giovane Simone, quindicenne, residente nel quartiere Torre Maura, Roma.

La prima ha iniziato da sola, assentandosi da scuola, una volta la settimana, dall’agosto 2018, in sciopero davanti al parlamento del suo paese.

La sua iniziativa, ripresa dai media con il tempo ha coinvolto milioni di persone in tutto il mondo, culminato con il Friday for Future del 15 marzo.

Manifestazioni in 1700 piazze, in tutto il mondo, perché si intervenga contro l’aumento del surriscaldamento globale  oltre l’1,5% rispetto a metà del 1800, inizio dell’era industriale.

Attualmente l’incremento è all’1%, a causa delle emissioni di CO2,  in atmosfera, dovuta alle fonti fossili e alla deforestazione, cioè all’attività umana.

L’aumento delle temperature sta causando lo scioglimento dei ghiacciai, con l’aumento delle intensità delle precipitazioni, con conseguenti modifiche nella posizione e nelle dimensioni dei deserti subtropicali, con tempeste, devastazioni e l’aumento del livello del mare, con il rischio della scomparsa delle città vicine alle coste. 

È fondamentale cambiare approccio rispetto a questi temi, mentre i politici si baloccano in discussioni eterne e senza conclusioni e Trump nega l’evidenza  di quesa situazione, in quanto portavoce delle esigenze delle lobby delle energie fossili, dei petrolieri e delle industrie USA, con l’appoggio di Bolsonaro e dei partiti di destra europei.

Il 35% delle nuove centrali elettriche del mondo, nel 2017, sono fotovoltaiche, il consumo di energia fotovoltaica dal 20% del 2000, è passata al 25% nel 2017, mentre quella derivata dal carbone è rimasta al 38%.  

L’apporto attuale di tutti i consumi energetici (elettrici,  trasporti, domestici) provengono per   l’80% da sorgenti fossili (carbone, petrolio e gas) contro il 10% di rinnovabili (solare, eolico, dighe) e il 10% nucleare.

È possibile modificare il rapporto dei consumi tra fonti rinnovabili, che entro 20 anni aumenterebbero al 30%, contro il 60% dei fossili e 10% nucleare.

Nel trasporto si stanno sviluppando i motori elettrici, che già all’inizio della nascita dell’auto a inizio del 1800 erano una delle possibili scelte, abbandonati a causa dei maggiori costi rispetto al petrolio, abbondante in USA e poi nel mondo.

Lo scontro è tra chi è legato a un modello energivoro dello sviluppo, portatore di ricchezza e senza limiti imposti dagli stati, per cui si continua a creare gasdotti, che attraversano molte nazioni per trasportare gas nei paesi occidentali, consumatori di queste energie, con conseguenze anche rispetto agli equilibri politici e spesso foriere di guerre.

Forte impatto, ha l’estrazione del carbone, a cielo aperto, dalla deforestazione al rilascio di una quantità di materiali tossici e metalli pesanti sul suolo e nell’acqua, oltre che sulla salute degli operai.

Dall’altra parte, chi pensa che sia possibile una visione più ecologista, più attenta al territorio, alle conseguenze sul futuro, più solidale.

Speriamo che i giovani non si facciano incantare dai politici che come muri di gomma fanno finta di ascoltare e non ti danno mai risposte, in attesa di stancarli e farli desistere.

L’altro caso che accomuna questa riflessione è avvenuta a Roma, l’amministrazione capitolina, vince un bando europeo per trasferire più di 70 Rom, donne e bambini compresi, dai campi, che si vogliono smantellare, in uno stabile nel quartiere Torre Maura, zona popolare, periferica e abbandonata al suo destino negli anni recenti.

Molto probabilmente la scelta del Comune non è stata ponderata e discussa con i residenti.

Questi ultimi avranno tutto il diritto di essere arrabbiati con chi li ha trascurati in questi anni, ma perché si sono ribellati, molto probabilmente strumentalizzati dai fascisti del terzo millennio, come essi si definiscono, solo quando sono arrivati questi “stranieri”, di origine bosniaca e rumeni, più disagiati?

In Italia, presenti già a fine 1300, ci sono più  di 100 mila cittadini di etnia ROM, 70 mila cittadini italiani, la maggior parte abitano in case,  in particolare quelli abruzzesi e del sud.

Negli ultimi anni, sono arrivati dalla Jugoslavia, dopo la guerra del 1991 e dai paesi dell’est dopo la dissoluzione dell’impero sovietico.

Abitano in campi allestiti e spesso si fermano, nelle roulotte, in luoghi distanti dal centro città.

Ma gli stereotipi sono duri a morire e tutti i Rom sono per forza ladri o delinquenti e quindi pericolosi. 

Appena giunti, il tam-tam ha fatto scendere in piazza i residenti e poi i difensori del “prima gli italiani”.

In tutti i modi si sono opposti: è stata bruciata una macchina degli operatori del comune tra le grida e gli insulti razzisti, sono stati rovesciati e incendiati alcuni cassonetti per creare delle barricate e impedire l’arrivo delle famiglie.

Sono stati calpestati e distrutti i panini che erano loro destinati, come pasto, e poi grida di “merde, merde”.

I vecchi ci dicevano che non bisogna buttare nemmeno le molliche ed esiste la tradizione calabrese di lasciare “le spighe residue agli uccelli”, in modo che chi non aveva la terra potesse raccoglierne un po’ e farsi qualche pagnotta. 

Solidarietà umana contro astio e violenza verso i più disperati.

Definire “merde” e minacciare di andarli a stanare dal condominio, se non lo avesse fatto lo Stato va oltre la comprensione umana, non è condivisibile, una volta si diceva nemmeno fossero bestie!

Di fronte a tanta tracotanza, dopo che ormai si era deciso di spostarli in altri luoghi, al presidio in attesa dello sgombero totale, Simone affronta i capi della rivolta, residenti e/o capi fascisti.

Senza paura, malgrado qualcuno volesse zittirlo, contrasta il senso comune e dice:”State a fa’ leva sulla rabbia della gente per racimolare voti….quello che è successo è solo uno strumento per far sentire alle istituzioni che Torre Maura è in una situazione di degrado. 

Per me il problema è se mi svaligiano casa, non se lo fa un rom.  

Sta cosa di anda’ sempre contro le minoranze a me nun sta bene . 

Nessuno deve essere lasciato indietro, né italiani, né rom”.

I Rom sono tornati ai campi di provenienza, si spera che qualcuno gli trovi una casa vicino a zone residenziali, dove risiedono ricchi e borghesi.

Si spera che i politici si ricordino delle tante Torre Maura, prima che esplodano di nuovo le ribellioni di poveri contro altri poveri.

Forse preferiscono che si scannino tra di loro e non vadano contro chi li ha emarginati.

Invece, come dicono i giovani, uniamoci per sconfiggere chi non pensa al futuro e li ha costretti, insieme ai loro genitori, a una vita dura, senza lavoro, trasporti e senza prospettiva in una periferia che “nemmeno li cani”.

Pubblicato su Riviera del 14 aprile 2019

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