La Capitana ha fatto il suo dovere

La Capitana ha fatto il suo dovere

03/07/2019 Lavoro 0
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LA SOLIDARIETÀ NON È  ILLEGALE! È CONTAGIOSA!

Quando si affrontano argomenti complessi, sarebbe opportuno essere informati, per evitare di parlare a vanvera. Vale per tutti, anche per me, per cui inserisco due articoli per informare correttamente.

Articolo 117 Costituzione Italiana

“ La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.”

LA CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE SUI DIRITTI DEL MARE, sottoscritta il 10 dicembre 1982, a  Montego Bay, in Giamaica da 155 Stati, Italia compresa, all’art. 98, dal titolo, «Obbligo di prestare soccorso», stabilisce:

“1.Ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batte la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio o i passeggeri:

a) presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo;

b) proceda quanto più velocemente è possibile al soccorso delle persone in pericolo, se viene a conoscenza del loro bisogno di aiuto, nella misura in cui ci si può ragionevolmente aspettare da lui tale iniziativa;

c) presti soccorso, in caso di abbordo, all’altra nave, al suo equipaggio e ai suoi passeggeri e, quando è possibile, comunichi all’altra nave il nome della propria e il porto presso cui essa è immatricolata, e qual è il porto più vicino presso cui farà scalo.

2. Ogni Stato costiero promuove la costituzione e il funzionamento permanente di un servizio adeguato ed efficace di ricerca e soccorso per tutelare la sicurezza marittima e aerea e, quando le circostanze lo richiedono, collabora a questo fine con gli Stati adiacenti tramite accordi regionali.

Ognuno faccia le sue valutazioni sulla vicenda della migranti raccolti dalla nave Sea Watch e della sua capitana Carola Rackete.

Voglio solo fare una breve dissertazione su come le persone si appassionano su fatti e personaggi diversi.

Non voglio parlare male di chi pratica lo sport, ognuno nella vita fa quello che preferisce.

Anche io da giovane ho giocato a calcio in una squadra giovanile e sono stato tifoso.

    Facciamo un paragone, ipotizziamo che uno sportivo giovane, abbia deciso, un mese fa, di fare una traversata dalla Libia a Lampedusa.

Normalmente ha dietro una famiglia di industriali o facoltosa.

Ha un’imbarcazione, a vela, motore o solare, sponsorizzata da molte aziende famose, che così si fanno pubblicità, tanto con il costo del lavoro dei loro dipendenti se lo possono permettere e il profitto possono dedicarlo a fare bella figura.

Potrebbe anche essere sponsorizzato da qualche TV o giornale, che gli paga l’esclusiva, tanto si sa che avrebbe un’audience notevole.

Per giorni avremmo avuto milioni di persone in TV e sulla Rete ad assistere a questo evento, incollati dalla mattina, alla sera, o anche di notte, con amici a casa a festeggiare, a rivedere tutti i passaggi difficili,  a gioire e maledire il vento o le onde alte.

Avvinti alle logorroiche trasmissioni di giornalisti “speciali” e TV al seguito, che ripetono sempre le stesse frasi, con il solito politico che diventa esperto di navigazione e di navi.

Molto probabilmente ci sarebbero imbarcazioni di sostegno e forse anche navi della  Guardia di Finanza o Costiera, gentilmente forniti dai rispettivi comandi, in zona per poter intervenire in caso di grave rischio.

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e quello dello Sport pronti ad aspettarlo all’arrivo, a farsi intervistare e prendersi meriti che non hanno.

Di sicuro sarebbe presente quello dell’Interno con un lauto pranzo da gustare insieme allo sportivo e farsi decine di selfie, insieme allo sportivo, alla sua famiglia e agli altri ministri.

Questo è il mondo, si gioisce per un avvenimento sportivo, anche il calcio ha questa funzione e sono tutti contenti e nazionalisti.

Qualcuno potrebbe obiettare che l’oppio dei popoli è diventato lo sport.

Ma se una giovane tedesca, Carola Rackete, con padre ingegnere, decide di fare la stessa traversata per scopi umanitari si scatena il finimondo.

Lei si sente fortunata per essere  bianca e agiata, laureata in scienze nautiche e un master in conservazione dell’ambiente e per questo ha deciso di aiutare i migranti che fuggono dalla Libia, rischiando di morire annegati nel Mediterraneo.

Ha il comando, in quanto capitana, di una nave di 645 tonnellate dell’ong tedesca Sea Watch, e recupera 53       migranti fuggiti dalle prigioni di schiavisti libici, trovati nel mare con rischio di onde alte.

Per questo viene definita complice di chi gestisce questo lucroso affare e viene bloccata per giorni in alto mare, senza la possibilità di entrare nel porto di Lampedusa.

Non si aspettava di certo applausi e gonfaloni all’arrivo al porto, ma solo la possibilità di portare al sicuro le persone accolte sulla nave.

Una campagna di odio si è scatenata sui giornali vicini al governo e sui social per questa sua azione, al seguito di un ministro, che vive quotidianamente  per scatenare rancore e acquisire voti.

Era accusata di aver voluto salvare gli ultimi 42 migranti rimasti per giorni sulla sua nave per giorni, in attesa dello sbarco, avvenuto con un’azione di forza il 29 giugno.

Messa agli arresti domiciliari, appena arrivata al porto, per reati che si sono dimostrati infondati.

È stata assolta dal GIP di Agrigento, accusata dalla Procura di resistenza a nave da guerra, in quanto il reato non sussisterebbe, poiché la motovedetta della Finanza, “speronata” dall’imbarcazione della ong, non sarebbe una nave da guerra.

Caduta anche la resistenza a pubblico ufficiale, perché l’indagata avrebbe agito in adempimento di un dovere

Quanto alla scelta di dirigere la nave verso Lampedusa – secondo il giudice – non fu strumentale ma obbligata in quanto i porti della Libia e della Tunisia non sono ritenuti sicuri.

Secondo il giudice il decreto legge Sicurezza bis, voluto dal Ministro del Viminale, “non è applicabile alle azioni di salvataggio in quanto riferibile solo alle condotte degli scafisti“.

Con questo smentendo, anche il ministro dell’Interno, che aveva invaso un campo non di sua competenza,   cercando di indirizzare i giudici verso una condanna pesantissima.

Il colmo di questa storia, è che centinaia di migranti entravano ed entrano tranquillamente su barche o barconi, trasportati nel porto di Lampedusa dalla Guardia Costiera!

Dimenticando che le guerre la povertà e le crisi mondiali sono difficili da risolvere, se non cambia la visione dei rapporti tra gli stati, le economie e lo sfruttamento dei territori e dei popoli, indigeni o migranti che siano.

Non bastano slogan per affrontare le gravi crisi ambientali e climatiche che dovremmo affrontare, che faranno spostare milioni di persone in fuga dal caldo e dalla povertà.

Nel frattempo, per aiutare lei e Sea Watch, si sono raccolti, al momento, più di 1,5 milione di €.

Questo a dimostrazione che non esiste solo chi odia, ma anche chi è solidale con tutti, indipendentemente dal colore della pelle o dal paese di provenienza.

Pubblicato su Riviera il 3 Luglio 2019 http://rivieraweb.it/la-solidarietà-non-è-illegale-è-contagiosa

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