Santificare i morti

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Santificare i morti

22/06/2023 Lavoro 0
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I morti non sono tutti uguali

Tutti dicono che la morte ci rende uguali,  ma spesso anche nella morte ci sono i non uguali.

Amara considerazione quando si nota che le morti degli uomini “importanti” diventano uno spettacolo a favore dei parenti, degli amici e di chi ha condiviso le scelte di questo o altro personaggio pubblico.

In altri paesi quando muoiono personaggi che hanno diviso il paese, non tutti si inchinano in silenzio e acclamano indistintamente il feretro del morto.

Partiamo da un fatto storico, Francisco Franco è stato dittatore della Spagna dal 1939 al 1975, dopo una guerra civile contro il Fronte Popolare, vincitore delle elezioni nel 1936.

Un personaggio importante, eppure il governo spagnolo di Pedro Sanchez nel 2019  decise di spostare la sua salma e quella dei caduti nazionalisti della guerra civile dalla Basilica della Santa Cruz in un Cimitero di Madrid.

Ci fu una discussione accesa tra parenti del morto e franchisti, ancora presenti in Spagna, e il governo socialista al potere, ma la salma fu esumata e spostata.

Alla sua morte nel 1975 molti spagnoli esultarono e moltissimi nel mondo, era morto un dittatore!

Anche in Cile alla morte del generale Pinochet, che l’11 settembre 1973 bombarda la sede presidenziale (Moneda)  socialista di Salvator Allende e instaura una dittatura che durerà fino alla sua morte, marzo 1990. E  nessuno ricorda le torture subite, allo stadio, degli oppositori ivi ammassati.

Anche allora i cileni festeggiarono, non certo Henry Kissinger, artefice di quel Golpe che dichiarò “Non vedo alcuna ragione per cui ad un paese dovrebbe essere permesso di diventare marxista soltanto perché il suo popolo è irresponsabile. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli”.

Alla morte di Margaret Thatcher nel 2013, molti inglesi festeggiarono in quanto,  durante il suo governo e quello di Ronald Reagan, presidente Usa nello stesso periodo, (1980 – 90) attuò una politica neoliberista, con una  decisa deregolazione del settore finanziario e del mercato del lavoro (reso sempre più flessibile), privatizzò le aziende statali e ridusse l’influenza dei sindacati.

Ci si scandalizza in Italia che alla morte di Silvio Berlusconi una buona parte della società italiana non ha condiviso e non condivide la “santificazione” del suddetto.

E’ stata una persona importante nella vita italiana, nessuno lo nega, ci sono entusiasti del suo agire politico e anche sociale, è diventato un modello per molti italiani, per altri è stato un avversario.

Le sue leggi, in particolare quelle definite “ad personam” ancora adesso destano “perplessità”.

Non si era mai visto una maggioranza parlamentare, anno 2012, prona a votare una mozione nella quale si sosteneva che una ragazza allora minorenne, frequentatrice delle sue cene eleganti, insieme alle olgettine, fosse la nipote di Mubarack.

Berlusconi era intervenuto presso la Questura di Milano, il 27 marzo 2010, la donna, arrestata perché senza documenti, fosse liberata, in quanto dichiarava che fosse nipote del presidente egiziano, per evitare problemi diplomatici. 

Non parliamo dei tre decreti legge che nel 1984-85 il governo Craxi emanò contro le ingiunzioni  di alcuni pretori che bloccavano le trasmissioni simultanee sulle reti Fininvest su tutto il territorio.

Alla fine si arrivò al duopolio RAI- Fininvest. Ma questa è storia passata. E non vado oltre.

Io ricordo un taglio in tre anni di 81.120 cattedre e 44.500 Ata (il personale non docente), 125.620 posti totale dal 2009 al 2011, governo Berlusconi e ministro Istruzione Gelmini.

Tutti hanno dimenticato la mattanza alla scuola Diaz durante la notte del 21 luglio 2001, in cui furono massacrati 93 persone che dormivano, 82 furono feriti e 63 finirono in ospedale (governo Berlusconi – Fini).

Allora tanti giovani scendevano in piazza e non solo in Italia, perché pensavano che “un altro mondo è possibile” ed erano arrivati a Genova per protestare contro il G8, incontro degli 8 governi che decidevano la vita e le scelte politiche.

Anche quella generazione fu costretta al silenzio in tutto il mondo e veniva considerata dai giornali la “seconda potenza mondiale” per quanti milioni di persone erano coinvolte nel mondo.

A ognuno i suoi meriti.

Il 19 giugno 2023 è morta una partigiana Lina Tinti, nata a Ozzano Emilia (BO) il 19 Giugno 1922.
Nome di battaglia “La biondina”, brigata “Melega” , 5ª Brigata Bonvicini Matteotti, Partigiana con il grado di sottotenente.

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