Numeri: pubblici e privati

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Numeri: pubblici e privati

06/07/2012 Lavoro Politica Scuola 0
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Lotta di classe e lavoratori
Spesso mi capita di assistere alla vecchia questione di chi è “più fregato” e questo è quello che vogliono quelli in alto, che certo difendono i loro interessi, sia i dirigenti pubblici, sia i padroni privati.
Gli alti dirigenti dello Stato si sentono pari ai padroni (imprenditori) privati e fanno parte della stessa classe sociale e potrei aggiungere molti, se non tutti, i parlamentari.
Io invece mi considero un lavoratore (insegno) e per anni ho lottato e sto lottando (come lavoratore sindacalizzato) per difendere e organizzare tutti, indifferentemente, i lavoratori.
Non nego che ci sono state e ci sono sacche di lavoratori pubblici, raccomandati, e anch’io potrei raccontare cose che non mi piacciono degli uffici pubblici.
Per quanto riguarda i diritti sindacali, è con le lotte dei lavoratori privati degli anni 60-70 che in ITalia si sono raggiunti diritti sindacali, a difesa della propria condizione di lavoro e del diritto di scegliersi il sindacato (Statuto dei lavoratori e art.18 del 1970).
Invece i lavoratori pubblici per anni sino al 1992 erani soggetti a normative statali, per cui i contratti dovevano essere ratificati dal Parlamento.
Le RSU nello Stato sono state elette dal 1998, mentre nel privato sono una conquista del ’68.
Anche nel pubblico è con le lotte dei lavoratori che si sono raggiunte notevoli conquiste, compresa l’elezione delle RSU.
Prima c’erano le RSA sindacali, indipendentemente della forza del sindacato e i contratti nemmeno si discutevano, poi anche noi ci siamo organizzati, abbiamo lottato e scioperato per i diritti di tutti i lavoratori insieme ai lavoratori privati.
Con il tempo gli stipendi dei pubblici sono diventati più grandi di quelli privati, ma fino agli anni ’80 erano anche più bassi, sono state le lotte che nel pubblico abbiamo fatto che hanno invertito la nostra condizione, mentre i lavoratori privati dopo che le lotte erano finite (sconfitta del 1980 alla Fiat) hanno dovuto subire il peggioramento della loro condizione salariale e sociale.
I sindacati del privato, non hanno saputo o potuto, difendere le conquiste e gli stessi lavoratori non sono riusciti a organizzarsi per ottenere migliori condizioni.
Io nel mio lavoro ho sempre provato a costruire una scuola aperta per tutti e in particolare per i figli dei lavoratori, non vi racconto quanti scioperi abbiano fatto per migliorare la scuola, che non respingesse i più deboli.
Lo stesso potrebbero raccontarvi altri lavoratori pubblici.
Invece in questi anni, prima hanno attaccato i lavoratori privati, poi hanno iniziato ad attaccare lo stato sociale, prima le pensioni, poi la sanità, poi servizi pubblici.
Hanno tagliato le pensioni “privilegiate” del pubblico, ma contemporameamente, hanno peggiorato quelle private.
Ogni attacco ai “privilegi” del pubblico si riversava negativamente sui lavoratori privati.
Non vi è stata parificazione verso l’alto dei privati, ma abbassamento  dei pubblici.
Adesso, in questa fase di crisi, creata dai ricchi in difesa dei loro “privilegi” di classe si attaccano lavoratori pubblici e privati.
Ecco loro difendono con le unghie il trasferimento di redditi e potere dai livelli bassi, ai livelli altissimi e riescono a convincerci che la colpa è dei pubblici.
Non vi è stata mai come adesso una redistribuzione verso l’alto della ricchezza, siamo ai livelli americani, ci stiamo avvicinando a quelli sudamericani e fra qualche anno a quelli dei petrolieri.
Finisco qui.
Vorrei che pubblici e privati discutessimo insieme e vorrei che se ci sono “privilegi”, se necessario  si tagliano, ma preferirei che fossero estesi, diritti sindacali compresi e vorrei trovarmi in piazza a protestare insieme.
Mi scuso per le semplificazioni, necessarie per non essere molto più lungo di quanto lo sono stato.

 

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